New York

11/17 Ottobre 2012

(Per chi ha fretta di leggere tutto, veda direttamente i ‘tips’ in “Idee e Consigli”)

Come ultimo viaggio per il 2012 sono riuscita a coronare un sogno che inseguivo da anni. Non tanto il fatto di andare a New York, quanto che sono riuscita a portarci mio papà, che lo desiderava da qualcosa come 40 anni!! Fatti 2 conticini e approfittando del fatto che io al momento non lavoravo e lui è in pensione,  abbiamo scelto i primi di ottobre per evitare l’alta stagione (che finisce a settembre) e il caos di Halloween e Natale.

Ho acquistato il volo con diversi mesi di anticipo: British Airways da Linate ad un prezzo decisamente concorrenziale. Il volo sarebbe arrivato nel tardo pomeriggio del primo giorno, e ripartito alla sera dell’ultimo, quindi avevamo 5 giorni pieni da sfruttare.

La scelta dell’albergo è ricaduta sull’hotel Carter. C’è chi a sentirlo nominare sente rizzarsi i capelli in testa: io devo ammettere che la posizione era talmente stratosferica (a Times Square), che tutto il resto passava in secondo piano e comunque se la stanza era pulita, il letto era comodo e c’era acqua calda… io non chiedo altro.

(per la recensione dell’hotel vai alla sezione ‘Alberghi, B&B and co.’)

GIOVEDI’ 11

Il volo partiva da Milano alle 11.30. Check in effettuato on line il giorno prima, quindi al banco semplice drop off dei  bagagli. Piccolo snack servito a bordo e succo di pomodoro rovesciato sui pantaloni di papà….un bel battesimo!! Heathrow è come sempre un gran bel caos. Si deve cambiare Terminal e sfruttiamo il bus navetta che ci mette tipo 15 minuti per arrivare dall’1  al terminal 5. Il volo intercontinentale scorre via liscio tra un film, un boccone e una dormita. Arriviamo all’aeroporto JFK in perfetto orario, alle 18.40. Impieghiamo circa un’ora per il controllo documenti e il recupero bagagli perché la fila è davvero lunga e al controllo passaporti devi effettuare la scansione di impronte digitali, retina e rispondere ad alcune domande circa la tua presenza negli USA….un’odissea

Per il Transfer avevo prenotato e prepagato online la compagnia Go Airlink NYC, un bus a raccolta che per 75 $ (in 2 andata e ritorno) ci ha portato dall’aeroporto dritto davanti al nostro hotel.  Per trovarlo non abbiamo dovuto far altro che rivolgerci al banco ‘Airport Transfers’ all’uscita dell’aeroporto, che gestisce più o meno tutte le compagnie. Ci hanno fatto accomodare e, appena è arrivata la nostra navetta, ci hanno chiamato.

Lanciamo praticamente i bagagli in camera e ci precipitiamo fuori. Sono le 22.00 e Times Square non è particolarmente affollata. Ci godiamo lo spettacolo abbagliante delle luci di tutti i tabelloni pubblicitari, facciamo qualche foto spingendoci fino alla scalinata rossa. I negozi sono ormai tutti chiusi. Una volta girato intorno all’isolato rientriamo in hotel. Dobbiamo cercare di dormire il più possibile, perché qui il fuso non perdona!

 

VENERDI’ 12

E infatti papà mi sveglia alle 04.00 del mattino dicendomi che sono le 10.00. No pà no….fuori c’è buio: è16a il fuso. Torna a dormire. Già, ma tra quello e la voglia di esplorare il sonno non è più tornato. Quindi? alle 06.00 eravamo di nuovo in Times Square a fare colazione da Starbuck’s. Stava facendo giorno in quel momento e avremmo avuto una magnifica giornata di sole: la piazza deserta, il cielo azzurro e le luci eternamente accese l’hanno reso un momento davvero magico. Abbiamo potuto vedere l’allestimento del set di Good Morning America, il loro ‘Uno Mattina’, che trasmette da qui tutti i giorni e che, durante la diretta è inavvicinabile data la massa di pubblico accalcata alle transenne.

Bene. Dato che era prestissimo facciamo in tempo a trovare l’ufficio informazioni dove ritirare il nostro New York Pass. L’avevo pre-acquistato on line  per  185 $. (era quello per 7 giorni). Forse può essere considerato caro, ma se si ha intenzione di visitare la maggior parte dei monumenti e musei di Manhattan è davvero essenziale. Avremmo dovuto ritirarlo presso il Planet Hollywood, ma in quel periodo era chiuso per rinnovo, così siamo andati al Gray Line NYC Visitor Centre che apriva alle 07.00.

Dato che mio papà aveva pensato di sfruttare il primo giorno per avere una visione di insieme della città con un23 bus tour, avevo pre-acquistato anche il City Sightseeing Hop on-Hop off Tour, che non era incluso nel Pass e che ci avrebbe permesso di effettuare 2 tour in bus: uno per la Lower Manhattan e uno per la Upper e Harlem di 2 ore ciascuno. Le spiegazioni venivano fornite in inglese da una giuda locale che parlava seduta in mezzo ai turisti, tutti dotati di auricolari. In caso di pioggia (o di forte vento gelido come quel giorno) venivano offerti impermeabili usa e getta. Cominciamo col tour della Lower Manhattan: il sole era già alto e ci ha presentato una prima vista del Chrysler Building in controluce con la guglia scintillante. Foto a non finire. Le spiegazioni e le avvertenze della guida svanivano tra gli ohh e gli ahh che immancabilmente ti uscivano di bocca ad ogni svolta…ecco perché ci fu il rischio di collisione tra la testa di mio papà e un semaforo….eh non avevamo sentito che la guida diceva di non alzarsi in piedi… si prosegue con l’Empire, il Madison, il Flatiron Building giù fino a Battery Park. Qui il resto del gruppo scendeva per imbarcarsi verso la Statua della Libertà, ma dato che l’avevo prevista per un altro giorno, abbiamo cambiato bus e siamo tornati verso Midtown passando per Chinatown, Little Italy, il ponte di Brookilyn e il grattacielo sede delle Nazioni Unite.

Il tour finisce verso mezzogiorno. Facciamo sosta per il pranzo all’Hard Rock Cafè e ci allunghiamo fino al Firebird Russian restaurant, che volevo prenotare per la cena di quella sera.

Alle 14.30 riprendiamo il bus che stavolta fa il tour dell’Upper Manhattan e di Harlem. Qui passiamo davanti al Columbus Circle, al Lincoln Centre, a Central Park e a tutti i musei che avremmo visitato nei giorni successivi. Vediamo anche l’albergo davanti al quale è stato assassinato John Lennon e arriviamo fino alla Cattedrale di St John the Divine e alla tomba del generale Grant. Credo di essere riuscita a seguire le indicazioni fino a questo punto, poi mi sono letteralmente spenta dato che il vento freddissimo mi aveva atrofizzato il 50% della faccia. Il tour rientra costeggiando il Central Park dal lato opposto e, arrivati di fronte al Plaza Hotel decidiamo di scendere e proseguire a piedi sulla 5° strada.

Il passo rallenta irrimediabilmente davanti alle vetrine (almeno 40 minuti di visita  all’Apple Store), e con ca40lma, arriviamo fino al Grand Central Terminal.  Grazie ai restauri degli ultimi decenni  l’atmosfera di primi ‘900 è ancora palpabile: le grate in ottone delle biglietterie e le scalinate sono solo 2 particolari che ne portano l’esempio. E’ una stazione dove arrivano e partono solo treni locali: per i nazionali c’è la Madison. Pur essendo solo una stazione ferroviaria, ha così tanta storia per la città che le visite guidate qui durano 1 ora e mezza: d’altronde solo il soffitto con le costellazioni dell’emisfero boreale richiede un bel po’ di tempo per essere esaminato tutto con attenzione. Facciamo una sosta sotto il Chrysler Building, per un paio di foto che zoomano i doccioni liberty a testa di aquila e poi proseguiamo.

Dopo una breve sosta alla cattedrale di St. Patrick che, ahimé aveva la facciata in restauro, facciamo sosta al 52eRockfeller Centre. Il cortile centrale, gremito di turisti, vedeva già in preparazione la pista di pattinaggio. Avremmo dovuto arrivare all’Empire, ma essendo alla ricerca di una toilette, entriamo e a questo punto, perché non salire invece sul Top of The Rock? Mai scelta fu più azzeccata di quella. Gli ingressi sono scglionati, quindi andiamo in biglietteria dove, presentando il pass, ci rilasciano un biglietto con l’ora prevista per la  salita. Avevamo una mezz’oretta di attesa e, dopo merenda, ci siamo messi in fila. La coda avanza velocemente. Arriviamo alla prima parte dove, insieme alle spiegazioni della costruzione del centro, era possibile fare una foto imitando la famosa immagine degli operai in pausa su una trave a non so quanti metri di altezza. Eccoci poi sull’observation deck. Guardo fuori. Non è possibile mi dico. Riguardo: il sole stava calando proprio in quel momento. Di fronte a noi Manhattan e l’Empire State Building si stagliavano contro un cielo fucsia che sfumava tra il giallo e il violetto. Se avessi cercato di trovare apposta un momento migliore non ce l’avrei mai fatta. Finisco la scheda di memoria della macchina. Ho ottenuto alcune delle foto più belle della mia carriera di viaggiatrice (il banner della mia pagina vi dice nulla ?).

Ancora un po’ scioccata dal colpo di fortuna torno giù e rientriamo in hotel per una breve pausa prima di cena. Prima di partire mi ero registrata al sito di Groupon americano e avevo acquistato 2 coupon per 2 cene in due locali alla moda della zona per dei prezzi davvero vantaggiosi. Quella sera avremmo sperimentato il primo: il Firebird Russian Restaurant

(per le recensioni dei ristoranti vai alla pagina ‘Cucina e Sapori’)

 

SABATO 13

Di nuovo svegli prima dell’alba. Oggi volevamo fare il tour alla Statua della Libertà, ma prima delle 09.00 era ovviam77ente tutto chiuso. Quindi pensiamo bene di spostarci a Wall Street dato che, essendo sabato, era tutto chiuso e a quell’ora del mattino è stoato possibile fare foto con le strade deserte al New York Stock Exchange e alla famosa statua del toro che, di solito, è difficile da immortalare senza gruppi di gente che lo coprono per metà. Per arrivarci abbiamo preso la metro da Times Square: credo che sia la metro più sporca che abbia mai visto in tutti i miei viaggi. Oltretutto non è di intuizione immediata perché non tutti i treni fermano in tutte le fermate indicate; bisogna quindi prestare molta attenzione agli annunci e ai simboli sulle piantine.

Ci spostiamo dunque all’imbarco dei traghetti per Lady Liberty (bisogna dirigersi alla biglietteria che si trova all’interno di Castle Clinton): alle 09.00 c’era già una fila impressionante. Questo perché prima dell’imbarco vengono effettuati dei controlli molto rigorosi stile aeroporto. Per fortuna che, nell’attesa, un simpatico rasta ha allietato i turisti cantando canzoni tradizionali di tutte le nazionalità. Finalmente ci imbarchiamo: la giornata era meno fredda della precedente e c’era un sole meraviglioso. Il traghetto ci impiega circa 15 minuti ad arrivare in98 quanto, prima dell’attracco, rallenta e fa un semi-giro intorno alla statua per permettere di fare foto da questa angolazione. Una volta a terra vengono consegnate delle audioguide gratuite (in italiano) che illustrano tutta la storia del progetto e della costruzione, mentre si passeggia intorno ad essa (purtroppo dopo l’11 settembre non è più possibile accedere all’interno della statua). Da qui inoltre si ha una bellissima visuale della Lower Manhattan.

La frequenza dei traghetti è di circa 20 minuti. Da qui fa tappa obbligata ad Ellis Island . Fino a metà ‘900 è stato il punto di accesso negli Usa per gli emigranti che arrivavano da ogni parte del mondo.  Anche in questo caso è possibile avere l’audioguida gratuita. La visita si articola all’interno del padiglione principale. L’atrio è oggi vuoto se non per le panche lungo le pareti, ma bisogna immaginarlo gremito di bagagli e gente che attende con ansia il responso che permetterà loro di cominciare una nuova vita in America o meno (i passeggeri di terza classe venivano spesso respinti o, in caso di soggetti malati, trattenuti negli altri edifici dell’isola in quarantena). Al piano superiore infatti è possibile vedere le stanze relative ai controlli medici e dei documenti. Sono poi esposti diversi reperti che fanno capire meglio la situazione degli immigrati all’inizio del secolo scorso: foto, oggetti di uso quotidiano, bagagli e locandine.

Rientriamo sulla terraferma e dopo un breve giro di Battery Park, che ospita un monumento in memoria dei caduti della East Coast durante la Seconda Guerra Mondiale, nonché un’installazione che un tempo si trovava al World Trade Center e i cui resti sono stati spostati qui dopo l’attentato, ci dirigiamo verso Ground Zero. Sono rimasta molto infastidita dal fatto che solo una volta arrivata sul posto ho scoperto che era necessario prenotare l’ingresso (e ovviamente per i due giorni successivi non c’era più disponibilità). Non so perché, ma le guide che avevo consultato non ne facevano parola. Questo scombinava un po’ i miei programmi, comunque ho risolto recandomi al Vistor Center e iscrivendomi on line tramite il telefono. Una volta prenotata la visita sul loro sito, è possibile farsi stampare la prenotazione alle casse del gift shop.

Un boccone veloce in un Subway e si prosegue col nostro giro. Ci siamo fermati alla St. Paul’s Chapel, una chiesetta a poca distanza da Ground Zero, una volta famosa per essere la chiesa più antica di Manhattan, oggi perché è rimasta in piedi nonostante fosse a poca distanza dalle Torri Gemelle. Oggi l’interno ospita una mostra permanente a ricordo dell’attentato: è possibile vedere la divisa di un vigile del fuoco e le lettere e i bigliettini di cordoglio lasciati a ricordo di chi quel giorno era all’interno delle torri….davvero toccante.

Proseguiamo su Fulton Street per arrivare fino all’East River che si affaccia sul quartiere di Brooklyn. Pas120seggiamo con calma attraverso il Fulton Market, davvero grazioso e pieno di bancarelle e negozietti dall’aspetto marinaresco e proseguiamo fino al South Street Seaport Historic District. Non viene annoverato tra i punti salienti di New York, forse perché ce ne sono così tanti e così famosi che questo passa in secondo piano. Vale però davvero la pena di visitarlo. Si tratta del vecchio porto commerciale: oggi è stato restaurato lasciando lo stile di fine ‘800. Si vedono gli edifici in mattoni, la banchina in legno e alcune imbarcazioni d’epoca. I ristoranti si fanno concorrenza tra loro proponendo offerte di menu a base di frutti di mare e aragosta. Noi ci siamo limitati ad una passeggiata e ad un caffè, ma è possibile acquistare un biglietto (che non era incluso nel nostro Pass) per il Seaport  Museum, che permette l’accesso ad alcune navi storiche attraccate al molo 16.

Già che eravamo in zona, prima di tornare sui nostri passi ci siamo fermati a visitare la mostra Bodies. Si tratta di una mostra permanente di anatomia, la cui particolarità è che i ‘pezzi’ esposti non sono altro che autentici corpi umani plastinati. Grazie a questa tecnica è possibile imbalsamare un corpo senza che si deteriorino i tessuti. L’esposizione, che segue un percorso che analizza tutti gli apparati, mette in mostra quindi, sala per sala, scheletri, corpi sezionati o scorticati che nel modo più realistico possibile, ci aiutano a capire il funzionamento del nostro organismo.

La giornata era quasi finita e, quale momento migliore del tramonto per una passeggiata sul Brooklyn Bridge?128 L’abbiamo percorso tutto (sono poco più di 1800 metri). E’ strutturato su 2 piani: quello superiore  è una passerella di legno pedonale, quello inferiore è per i veicoli. Da qui è possibile vedere anche la statua della libertà, che nella luce del tramonto meritava davvero. Il punto di vista più bello è forse però il reticolato dei cavi che fanno da tiranti tra una colonna e l’altra; vista possibile solo dopo aver oltrepassato uno dei suoi archi gotici. Rientriamo a Manhattan in metro. Quella sera restiamo nel nostro quartiere sperimentando un piccolo club con musica live.

 

DOMENICA 14

Oggi ci dedichiamo all’Upper West Side. Incredibilmente ci siamo svegliati che era già giorno (quindi tipo le 08.138a00). Prendiamo la metro fino alla Cattedrale di St John the Divine.  Imponente, neogotica, nessuno pensa che a New York sia possibile anche visitare delle chiese; invece merita davvero. Ok, di per sé non ha niente di diverso rispetto alle cattedrali europee che però hanno anche un po’ più di storia. Innanzitutto, però, è una delle più importanti di tutto il continente americano; è inoltre bello osservare i particolari e vedere che si riferiscono alla storia contemporanea. La balaustra presso l’altare maggiore è adorna di altorilievi con figure che, in una normale cattedrale gotica rappresenterebbero personaggi biblici o santi, qui invece troviamo Gandhi e Martin Luther King.

Torniamo fino a Columbus Circle e facciamo colazione. Ci dirigiamo poi presso l’SBR Store per noleggiare156 (sempre grazie al Pass), un paio di mountain bike corredate di lucchetto e caschetto. Da qui cominciamo il nostro self tour di Central Park. Ora, io in bicicletta sono una vera schiappa e quel giorno (e come ho motivo di pensare praticamente quasi tutte le domeniche) era stata organizzata una gara podistica lungo tutto l’anello del parco. Partiamo prendendo la strada brutalmente contromano….ce lo fanno notare. Ci buttiamo su un sentierino sterrato. Ci fanno notare che è solo per pedoni. Panico. Con non poche difficoltà arriviamo alla prima tappa: Strawberry Fields, ovvero un piccolo piazzale in memoria di John Lennon. Per creare atmosfera sulla panchina lì a fianco c’era anche un ragazzo che suonava le canzoni dei Beatles alla chitarra. Proseguiamo fino al Consevatory Pond, dove era possibile noleggiare piccole barche radiocomandate, fino al monumento a Lewis Carrol, raffigurante Alice nel paese delle Meraviglie. Finalmente riguadagnamo il percorso nel giusto senso di marcia e proseguiamo passando il Metropolitan, il grande stagno, fino al famoso laghetto con le barche a remi e il ponticello che ha fatto da set a tanti film romantici ambientati nella Grande Mela.

Riconsegniamo le bici e, a piedi, arriviamo fino al Museo di Storia Naturale (quello di ‘Una Notte al Mu176aseo, per intenderci). Mangiamo un boccone nel self service del museo e, nel primo pomeriggio, partiamo con la visita. Il  museo si articola su quattro piani; all’ingresso si viene accolti da 2 scheletri di dinosauri, come in altri famosi musei di storia naturale del mondo (Londra, Berlino). Ci sono diverse sale dedicate agli animali e ai loro habitat, allestite con diorami molto realistici risalenti ai primi del ‘900. Tra queste la più spettacolare è senza dubbio quella relativa agli habitat marini: il modello di una balenottera azzurra a grandezza naturale attraversa in diagonale tutta la sala. C’è poi la parte relativa alla geologia e quella sull’astronomia dove troviamo in mostra frammenti di meteoriti e una roccia proveniente dal suolo lunare. La parte più curata è forse quella legata alla paleontologia: decine di scheletri di dinosauri fanno mostra di sé in diverse sale del IV piano allestiste in ordine cronologico.

Dal museo ci spostiamo con la metro fino al Madison Square Garden e, attraverso un mercatino delle pulci, arrivi178amo all’Empire State Building. Speravo di bissare il tramonto spettacolare che avevo visto sul Top On the Rock, ma stavolta non riesco: la grande affluenza di turisti e i controlli anche qui molto rigidi ci fanno impiegare quasi mezz’ora per arrivare fino alla terrazza panoramica e una volta fuori, vediamo che è già buio. Ok lo spettacolo di New York illuminata toglie il fiato quasi quanto un tramonto, però la visita non mi ha convinto fino in fondo. Penso che i motivi fossero principalmente 2: la barriera di protezione dell’Empire è costituita da una cancellata di metallo a differenza del Top of the Rock che è di vetro. Inoltre essere sopra uno dei simboli di New York fa sì che nel guardare il panorama sembri mancare qualcosa: cosè lo skyline di Nyc senza l’Empire ? Scendiamo con più calma dando un’occhiata ai pannelli illustrativi sulla costruzione di quello che un tempo era il grattacielo più alto del mondo.

Stasera si fa un po’ di shopping sulla 5° strada e per cena restiamo ancora in Times Square perché ci aspetta una bella scorpacciata a base di gamberi da Bubba Gump.

 

LUNEDI’ 15

E oggi ho dovuto scombinare tutti i miei piani perché ho dovuto inserire la visita di Ground Zero alle 10.00, che non avevo previsto. 195Essendo lunedì decidiamo di fare una passeggiata attraverso Chinatown, per ammortizzare i tempi.  Ci rimango male nel constatare che tutti i negozi qui non aprono prima delle 10.00. Vabeh, poco male, di cineserie ne abbiamo tante anche in Italia. Certo che qui sembra di essere proprio in un altro posto: scritte solo in ideogrammi, negozi di cianfrusaglie alternati a sale massaggi. Facciamo qualche foto ai vicoli più caratteristici e torniamo sui nostri passi. Ho cercato di acquistare del ranbutan da una signora che stava allestendo la sua bancarella ma mi ha mandato via…e pure in malo modo!!

Proseguendo verso Ground Zero passiamo di fronte alla Beekman Tower, il nuovissimo grattacielo ‘a onde’, al Quartier Generale della Polizia, alla Corte di Giustizia e al Municipio. Ci siamo soffermati nel parco di quest’ultimo ad osservare un bellissimo piazzale che, al centro, aveva una placca in bronzo che mostrava l’ampliamento di New York, dal primo insediamento degli olandesi al periodo di George Washington, almeno così mi sembra di ricordare.

Arrivati a Ground Zero superiamo in poco tempo la fila e i controlli. Il percorso conduce in quello che un te204mpo era l’area dove sorgevano le torri gemelle. Oggi è un grande piazzale in cui si aprono due immense fontane rettangolari a cascata, nei punti in cui c’erano le fondamenta dei due grattacieli. Sul parapetto delle due fontane, su pannelli di bronzo, sono incisi i nomi delle 3000 vittime dell’attentato. L’11 Settembre del 2013 è prevista anche l’apertura del museo, sotterraneo rispetto al piazzale, che conserverà reperti dell’attentato. Intorno a quest’area stanno sorgendo le 4 nuove torri del nuovo World Trade Center. Saranno alte più di 500 metri e la prima, la Freedom Tower, dovrebbe essere terminata entro il 2013.

A questo punto, dato che siamo vicino a Battery Park, ci spingiamo fino lì e, fatta merenda con un classico hot227 dog preso su un carrellino, ci imbarchiamo su un Water Taxi per il Tour della Baia. Trattandosi di taxi, faceva diverse fermate. Devo dire che per quanto lo skyline sia spettacolare dal mare, quello che mi ha lasciato più affascinata è stato il ponte di Brooklyn visto dal basso. Da quest’angolazione assume quella classica curvatura che è stata ripresa anche come testimonial delle famose chewingum…..e solo io so quante ne ho mangiate da piccola!!! Il giro prevede anche delle spiegazioni tappa per tappa, ovviamente in inglese; fa inoltre un giro panoramico intorno alla Statua della Libertà per poi immettersi nel canale dell’Hudson e fare un paio di tappe nella Lower Manhattan. Noi scendiamo poco distante dall’Air and Space Museum, che sarebbe stata la nostra meta pomeridiana.

Saliamo quindi a bordo dell’Intrepid, una portaerei che prestò servizio durante la Seconda Guerra Mondi254ale, per visitare il Sea, Air & Space Museum.  Mangiamo qualcosa nel Self Service del museo, allestito dentro la reale ex-sala mensa. Quasi tutti i settori sono visitabili individualmente, ma per alcuni è necessario rispettare degli orari in quanto è possibile l’ingresso di poche persone alla volta. E’ il caso del sottomarino Growler (ultimo ingresso alle 15.00) che richiede una visita in fila indiana data la poca ampiezza dei corridoi (all’ingresso chiedono persino di oltrepassare un fac simile di portello in previsione di visitatori ‘oversize’). Vale veramente la pena di vederlo, almeno per chi non ne ha mai visto un all’interno. Un po’ più deludente forse la visita allo Shuttle Pavillion. Non è molto tempo che lo Shuttle è stato esposto qui e la curiosità fa da padrona, ma oltre a poterci girare intorno, non è possibile un’occhiata all’interno e, per quanto sia stato nello spazio, si tratta comunque di un grosso aereo. Diverso invece il caso del Concorde di cui, a orari prestabiliti, è possibile vedere l’interno con una visita guidata. La visita poi prosegue con un’esposizione di diversi aerei da guerra di diversi periodi e persino qualche MIG. Consiglio la visita anche per i non appassionati al genere.

Dato che avevamo ancora un po’ di tempo abbiamo allungato il passo e ci siamo diretti al MOMA, per una cap283atina veloce. Questo non perché sia un museo da vedere in poco tempo…anzi!! La mia è stata una scelta personale dato che non amo l’arte contemporanea e avevo deciso di visitare solo le sale dedicate agli impressionisti e agli artisti del ‘900 come Magritte o Picasso. E’ bello vedere dal vivo opere come Les Demoiselles d’Avignon o la Starry Night di Van Gogh cantata anche da Don McLean, per non parlare delle ninfee di Monet! In realtà alla fine abbiamo avuto abbastanza tempo per dare un’occhiata a tutte le sale con più o meno perplessità nei confronti di quelle opere dal significato un po’ dubbio. C’era inoltre una personale di Andy Warhol che ci ha permesso vedere anche i suoi famosi ritratti a Marylin e Jackie Kennedy.

Terminata la visita siamo corsi in hotel a causa di un forte acquazzone, per prepararci ad una cena in un bellissimo lounge resturant prenotato sempre tramite Groupon: il Duo restaurant.

 

MARTEDI’ 16

Ultimo giorno. Impacchettiamo bene la nostra roba e la lasciamo al deposito bagagli dell’ hotel Carter. Oggi c’è di296 nuovo un bel vento gelido come il primo giorno e arrivare al Metropolitan  Museum a piedi non è il massimo. Avevo pensato di dedicare l’intera mattina al museo e, se non avessimo saltato l’ala di oggetti orientali, non sarebbe stato sufficiente. All’ingresso ti danno affarino di metallo da agganciare alla giacca o su una manica per dimostrare che eravamo visitatori regolari, visto che le diverse sezioni del museo sono divise tra loro e non ci sono tornelli o controllo di biglietti all’ingresso di ognuna (come ad esempio al Louvre).  Non saprei dire quale sezione ho apprezzato di più: la sala egizia con il tempio di Dendur, trasportato e ricostruito direttamente all’interno del museo, ha un fascino magico dato dall’immensa vetrata che si affaccia su Central Park; ma anche la sala di scultura americana col soffitto in vetro, lascia abbastanza a bocca aperta. La parte relativa al medioevo invece sembra allestita all’interno di una cattedrale, peccato che tanti reperti di quell’epoca siano esposti nel distaccamento dei Cloisters che per noi era davvero troppo lontano da raggiungere con il poco tempo rimasto.

Era giunta ora di pranzo e più o meno avevamo visitato tutte le sale che ci interessavano. Visto che avevamo an312cora diverse ore prima del trasferimento in aeroporto ci siamo quindi spinti fino al Guggenheim Museum, dall’indimenticabile struttura a spirale. Ci siamo concessi un bel pranzetto al The Wright, il ristorante interno, e successivamente ci siamo dedicati alla visita delle sale. La struttura del museo non stupisce solo all’esterno: l’interno è strutturato esattamente nello stesso modo e la mostra principale viene quindi allestita a spirale in quella che diventa un’unica sala in ascesa verso il tetto in vetro. Quando l’abbiamo visitata noi c’era una mostra di Picasso in relazione col bianco e nero. Su ogni piano si aprono comunque altre sale che ospitato l’esposizione permanente con opere di Klee, Kandinskji e Mirò.

Ci rimettiamo in marcia sulla Quinta strada tornando verso Midtown. Mi tolgo la voglia di fare almeno 1 km e mezzo a186ll’interno di Central Park, ma a piedi e con meno maratoneti pressanti perché tu ti dessi una mossa. Facciamo ancora un po’ di shopping e ci attacchiamo alla prima rete wi-fi per effettuare il check in  on-line (così facile all’andata, così incasinato per il ritorno). Ultima visita veloce alla Public Library, dall’ingresso stile tempio greco con i due leoni a guardia che tante volte sono stati inclusi nelle riprese di film di vario genere. A dire il vero avrei voluto vedere la mega sala di lettura, vista spesso al cinema, ma un po’ la stanchezza, un  po’ la fretta…mi sa che non l’ho trovata.

All’orario prestabilito ci appostiamo fuori dall’hotel in attesa del nostro minivan Go Airlink che si presenta addirittura in anticipo! Arriviamo in aeroporto in perfetto orario. Non ricordo nulla del volo intercontinentale, perché ero così stanca da aver dormito dall’inizio alla fine.

(per le foto più belle del viaggio, vedi “Foto & Video”)

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