Malesia

15/31 Gennaio 2014

(Per chi ha fretta di leggere tutto, veda direttamente i ‘tips’ in “Idee e Consigli”)

Eccolo, dopo 2 anni di astinenza, finalmente riesco ad organizzare un bel viaggio lungo. L’idea è nata da uno dei soliti scambi di multiproprietà. Ho trovato disponibilità in un resort di Kuching e da lì è cominciato tutto. Lasciando perdere il fatto che io abbia controllato quale fosse il clima della Malesia nella zona sbagliata, senza rendermi conto che in Borneo Gennaio è uno dei mesi peggiori, ho realizzato che 16 ore di volo per una sola settimana sarebbe stato un po’ uno spreco di tempo. 2 conti ed ecco pronto un itinerario che da Kuala Lumpur sarebbe sceso in Sabah, la regione orientale del Borneo, per poi spostarsi di tappa in tappa fino al Sarawak e al suo capoluogo, Kuching.

Per la tratta intercontinentale ho scelto la Oman Air da Milano Malpensa: tra tutte le compagnie medio orientali che vantano un’ottima qualità del servizio, questa sembra anche offrire il miglior rapporto qualità/prezzo. Il viaggio in economy con scalo a Muscat ci è costato circa 530.00 €

Avevo previsto di fare non più di 2 notti a Kuala Lumpur e, per la visita della capitale mi sono organizzata da sola prenotando tutto da casa: lo Shangri-La Hotel*****, tramite Kayak.com (lo so, ho sforato, ma la tariffa, visto lo standard di quell’albergo era conveniente: 120.00 € a camera a notte), l’ingresso alle Petronas Towers e la cena sulla Menara Tower.

Per quanto riguarda invece i voli interni e il tour in Borneo fino a Kuching, mi sono affidata ad un corrispondente di Kota Kinabalu che ci ha organizzato un pacchetto di 6 notti con trasferimenti, escursioni e voli interni per 750.00 € a testa. Per le visite in Sarawak, avendo già l’alloggio presso il Damai Beach Resort, mi sarei di nuovo organizzata da sola.

Alla fine, il viaggio inclusivo di tutti i pasti, ci è costato 2300.00 € a testa per 17 giorni totali. Gli inconvenienti sono stati parecchi, sia a causa della mia svista e quindi del cattivo tempo, sia perchè, beh,  l’organizzazione di certe cose non è come in occidente, ma nonostante tutto, posso dire che l’esperienza è stata una delle migliori in Oriente fino adesso.

(per la recensione degli hotel vai alla sezione ‘Alberghi, B&B and co.’)

 

MERCOLEDI’ 15

Volo per Muscat alle 09.40. Siamo arrivati a Malpensa in macchina avvalendoci ancora una volta del Green Parking di Somma Lombardo (17 giorni di parcheggio scoperto -avevamo controllato che nn fosse prevista neve-: 55.00 €…davvero conveniente). Essendo un mercoledì i controlli non erano particolarmente affollati. Partenza del volo in orario. Devo ammettere che la Oman Air è una delle compagnie con le quali ho volato meglio: ampio spazio tra un sedile e l’altro, schermini singoli da 12″, ampia scelta di film di cui molti in italiano, attacco per la presa Usb, set di cortesia notturno per i voli serali, salvietta rinfrescante calda all’arrivo e menu con 3 scelte per ogni pasto (in economy). Le prime sette ore sono ‘volate’. Lo scalo è stato brevissimo in quanto l’imbarco per il volo successivo era previsto con quasi un’ora di anticipo rispetto alla partenza. Unico neo: un po’ carente la manuntenzione dell’impianto audio video, ma presumo sia da imputare alla clientela etnica che non li utilizza in modo appropriato, piuttosto che alla compagnia.

 

GIOVEDI’ 16

Arriviamo a Kuala Lumpur con 40 minuti di anticipo. Recuperati i bagagli e passata l’immigrazione noto che ci sono display che si raccomandano di acquistare i coupon per i taxi. All’uscita infatti, si trovavano degli sportelli che vendevano trasferimenti, budget e non, a tariffa fissa: per noi, 2 pax + 2 bagagli grandi diretti in centro a KL, 110 RM (circa 25 €). Considerate che l’aeroporto si trova a 75 km dalla città e ci vuole circa un’ora di viaggio. Viene rilasciato un coupon che va consegnato all’addetto sul piazzale degli arrivi che vi scorta alla vostra auto.

Per le 09.00 eravamo in hotel. Avevo precedentemente comunicato che saremmo arrivati così presto e, per fortuna, la camera era già pronta. Una doccia, un cambio d’abito e un’ora dopo eravamo di nuovo su un taxi in direzione del Museo Nazionale di Kuala Lumpur. Il National Museum (tutti i giorni dalle 09.00 alle 18.00 – ingresso: 5 RM – 1,10 € circa), è allestito su 2 piani e si divide in 4 sezioni: la preistoria, le dinastie di re malesi in età medeivale, l’era coloniale e la Malesia oggi. Le più interessanti sono di sicuro la seconda e la terza, perchè ci danno un’idea di come fosse il paese prima della colonizzazione di Olandesi, Portoghesi e Inglesi, fino all’indipendenza nel 1957. Sono rimasta soddisfatta della visita: piccolo, ma abbastanza interattivo.

Dal museo ci siamo poi spostati a piedi fino ai Lake Gardens, forse il parco più ampio della città. Qui ho cominciato a capire che venire in visita in bassa stagione non era stata forse una buona idea: il parco prende il nome dai numerosi laghetti disseminati tra il verde con tanto di passeggiata pedonale lungo il più grande di essi. Peccato che al momento fosse un cantiere a cielo aperto, dato che stavano sistemando la passeggiata. Vista la vastità del parco inoltre, ci sarebbe dovuta essere una navetta gratuita che sostava nei punti principali, ma anche di quella nemmeno l’ombra.

Tagliamo quindi attraverso una scalinata per arrivare al Bird Park (Taman Burung), una delle attrattive della zona (Tutt0n    i i giorni dalle 09.00 alle 18.00 – Ingresso 48 RM, circa 10 €….caro !!). All’ingresso ti mettono un braccialetto come quelli per l’all-inclusive così da poter girare liberamente per tutti i settori. Si tratta di un parco di 8 ettari, suddiviso in 4 parti. E’ un cosiddetto Free-flight park in quanto gli uccelli meno pericolosi sono lasciati liberi mentre il visitatore passeggia all’interno del parco in parte coperto da reti. Gli uccelli più rari o pericolosi invece, sono tenuti all’interno di voliere. Ad orari prefissati poi è possibile assistere al pasto di alcune delle specie più rare oltre ad un immancabile (e un po’ obsoleto) spettacolo di pappagalli. Il bello è proprio passeggiare circondati da aironi, pavoni, ibis e faraone che si muovono indisturbati tra i turisti.

A poche centinaia di metri dal Bird park, si trova poi il Butterfly Park (Taman Rama Rama), l’altra at0wtrazione dei Lake Gardens, anche se si trova fuori dal parco (tutti i giorni dalle 09.00 alle 18.00 – Ingresso: 20 RM, circa 4 €, più un supplemento per la videocamera). Mì ero sincerata che fossero presenti solo farfalle di tipo diurno e non notturne o falene che, non so ancora per quale oscuro motivo, mi terrorizzano più di ragni e serpenti. La visita è molto piacevole: una passeggiata in un giardino coperto da reti, traboccante di fiori con fontane e cascatelle. Le farfalle presenti sono tutte di tipo endemico dai colori più o meno sgargianti, ma tutte dalle dimensioni alquanto notevoli. La visita prosegue con alcune vasche che ospitano tartarughe asiatiche dei tipi più vari: quella dal collo lungo, quella cornuta e quella…..col naso da maiale. Si conclude con un’esposozione in teca di insetti e aracnidi locali più o meno repellenti, ma tutti particolarmente giganteschi.

Volevo arrivare a Merdeka Square a piedi dato che, in teoria, distava solo 600 metri, ma a KL sembra ch1ce ciò che è vicino in linea d’aria, sia poi raggiungibile solo con giri interminabili in auto….saranno i sensi unici? Ci accordiamo quindi con un tassista: trasferimento nella zona delle Petronas, con una breve sosta a Merdeka Square, per un paio di foto (e cmq direi che i tassisti a KL hanno tariffa fissa: qualunque posto tu debba raggiungere, ti chiedono sempre 30 RM  – 6,50 €). Purtroppo non abbiamo potuto ammirare la piazza in tutta la sua vastità, perchè il prato di fronte al tribunale era chiuso al pubblico per l’allestimento di una gara ciclistica il giorno successivo. Ho detto prato, perchè in effetti la piazza è una distesa erbosa in ricordo dell’ex campo da cricket. Qui fu proclamata l’indipendenza, ma il periodo coloniale inglese è tutt’ora ricordato dall’architettura degli edifici, non tanto il tribunale, che ha richiami orientaleggianti, quanto il prospicente Royal Selangor Club che si trova in un edificio a graticcio come le abitazioni di tanti paesini inglesi.

La stanchezza cominciava a farsi sentire pesantemente: avevamo dormito poco sul volo e, causa fuso, erava1eamo in piedi da più di 24 ore filate ormai. Ci facciamo lasciare quindi sotto le Petronas Towers. Avevo acquistato l’ingresso da casa per 80.00 RM – circa 18 €, selezionando giorno e ora preferiti. La visita alle torri è regolata da un numero contingentato di posti ogni quarto d’ora, quindi senza prenotazione, avremmo corso il rischio di trovare disponiblità solo molte ore dopo o, addirittura il giorno successivo (come la Tour Eiffel a Parigi – vedi consigli su Parigi). L’orario scelto era quello dell 18.30, perchè volevo bissare il Top of the Rock di NYC (vedi diario New York ) e vedermi Kuala Lumpur sotto il rosso di un bel tramonto. Il mix tra il cielo decisamente nuvolo e la stanchezza che mi faceva tremare le gambe, mi hanno portato a recarmi in biglietteria per chiedere se fosse stato possibile anticipare la visita. Fortunatamente avevano disponibilità 45 minuti più tardi; li abbiamo trascorsi bighellonando al Suria Central Market, il costosissimo centro commerciale sotto le torri. Una volta arrivato il nostro turno, un addetto ha chiamato tutti coloro che erano prenotati per quell’ora; ci hanno dotati di un pass colorato, e ci hanno portato fino al ponte tra le 2 torri a 170 metri di al1lgtezza. Qui si ha circa un quarto d’ora a disposizione per ammirare il panorama e studiarlo tramite dei pannelli illustrativi che si attivavano col solo movimento della mano. Da qui, il gruppo si sposta poi all’86° piano della Torre 2. In 20 minuti si ha la possibilità di stupirsi di fronte al mondo reso minuscolo dai 370 metri di altezza, ma anche di capire la struttura architettonica delle torri grazie ad un diorama e ad alcuni giorchi interattivi che illustrano anche la storia del monumento, per altro abbastanza datato dato che risale al 1997.

Al termine dei 40 minuti di visita, decidiamo che il nostro fisico ne ha avuto abbastanza per quel giorno: mangiamo qualcosa e torniamo in hotel a piedi per una dormita di recupero dalle 18 alle 07 del mattino successivo.

VENERDI’ 17

Non avendo la colazione inclusa in hotel il cui costo si aggirava intorno ai 23.00 € a testa, siamo andati in un fast food lì a fianco e ce la siamo cavata con 1,5 € a testa.

Oggi il mio programma prevedeva la visita alle Batu Caves, un santuario hindu allestito all’interno di grotte naturali a circa1pa    15 km dal centro della capitale. Prendiamo un taxi al volo che per 30 RM ci porta in là, ma non acconsente ad aspettarci per il ritorno…..avrei capito il perchè poco dopo. Avevo un bellissimo ricordo di questo posto, dove si respirava un’aura di sacralità. Questa volta l’esperienza è stata decisamente alternativa, dato che ci siamo trovati in mezzo alla celebrazione del Thaipusam: una festa religiosa in onore del dio Muruga che cade proprio verso la fine di Gennaio. Di sicuro se ne vedono poche di celebrazioni come questa!! E’ davvero spettacolare vedere centinaia di migliaia di persone che si accingono a compiere la salita dei 272 gradini di pietra mormorando (e a volte urlando) le loro nenie e portando sul capo recipienti di metallo contenenti latte. Quello che però è più sconvolgente, è vedere uomini e ragazzi di tutte le età che sfilano in processione col corpo martoriato da strani piercing votivi: da quelli che avevano la schiena ricoperta di unicini a cui erano appesi fiori o piccoli recipienti di latte, a coloro che si erano trafitti guance e bocca con lunghi spilloni, per arrivare ai portatori dei vel kavadi, delle specie di impalcature ornate da immagini degli dei e piume di pavone e, di solito, agganciate direttamente alla pelle del portatore. Ci siamo uniti anche noi alla processione fino alla cima della scalinata. Qui abbiamo dovuto gettare la spugna e accontentarci di vedere l’interno del tempio dall’ingresso, perchè le grotte erano talmente gremite di gente che avremmo impiegato tutto il giorno per riuscire ad arrivare all’altare per farci benedire.

Prendiamo al volo un altro taxi che, sempre per la solita tariffa, ci scarica a Chinatown, di fronte a Jalan Pet3jaling, la via commerciale coperta più famosa del quartiere. L’idea era quella di andarci la sera precedente, perchè è di sera che il mercato si anima davvero. Al mattino infatti è molto meno vivace, col vantaggio però che si riesce a girare meglio da un banco all’altro. Qualche acquisto e poi ci infiliamo al Central Market, l’ex mercato ortofrutticolo, che oggi ospita invece negozi di souvenir e artigianato locale. Non ci facciamo scappare l’opportunità di sperimentare la Fish Spa: per 10 RM (2 € circa), si ha la possibilità di immergere i piedi in una vasca dove centinaia di pesciolini si accalcano per mangiare….la pelle morta. La sensazione iniziale è tra lo schifo e il solletico, ma dopo qualche minuto ci si abitua e…beh, dopo 15 minuti i miei piedi erano davvero più morbidi anche nelle zone callose!!

Dato che ci aspettavano diversi giorni lontano dalla civiltà, decidiamo di passare il pomeriggio a fare shopping. Visitiamo il Berjaya Times Square, imponente centro commerciale che ospita al 5° piano pe3krsino un parco di divertimenti con tanto di roller coaster! Peccato che i 10 piani di centro commerciale offrissero solo negozi di abbigliamento, bigiotteria e telefoni: noi avremmo voluto vedere qulche negozio di elettronica, ma a quanto pare esistono dei centri commerciali apposta per questo e, ahimè, non mi ero documentata su dove fossero. All’uscita poi vediamo il dispenser di gomme da masticare più grande del mondo, già entrato nel Guinness dei primati. Ancora qualche negozio prima di rientrare in hotel per darci una rinfrescata.

Quella sera avevo prenotato la cena sulla Menara Tower presso l’Atmosphere 360, il ristorante girevole. Ogni giorno il ristorante effettua 2 turni per la cena: alle 19 e alle 21. Avevo prenotato quest’ultimo. Ci 3rarriviamo a piedi dal nostro hotel (anche perchè non ricordavo che, una volta all’interno del parco, bisogna scalare una collina per arrivare all’ingresso della torre….meno male che nn avevo messo i tacchi. C’è comunque una navetta che per 5 RM ti porta fino all’ingresso). Presentando la prenotazione ci vengono consegnati 2 biglietti a testa: uno per l’ascensore e l’observation deck (tutti i giorni dalle 09.00 alle 22.00 – Ingresso solo ascensore: 50 RM), l’altro per la cena. Da notare che avevo prenotato la cena parecchi mesi prima, cosa che consiglio a chiunque voglia ripetere l’esperienza dato che erano al completo. Si effettua prima la visita alla terrazza panoramica a 270 metri d’altezza, che chiude alle 22.00: a dirla tutta il bello del panorama di KL di sera si limita alle Petronas, che, non essendo nemmeno molto distanti dalla torre, spiccano su tutto il resto. Peccato fosse tutto completamente chiuso da vetrate, il che ha precluso la possibilità di fare delle belle foto, e non ci fossero pannelli illustrativi su ciò che mostrava il panorama. Al termine si scende di un piano fino all’ingresso del ristorante. Cena a buffet con piatti internazionali e locali

(per la recensione dei ristoranti, vedi la sezione ‘Cucina e sapori’)

 

SABATO 18

Destinazione Borneo! Il volo della Air Asia partiva dall’aeroporto piccolo (l’LCCT, quello dei voli low cost) alle 06.25 del mattino. Quindi abbiamo dovuto lasciare a malincuore il nostro amato Shangri-La e i suoi soffici letti alle 03.30. Per evitare di non trovare taxi a quell’ora, ne avevo prenotato uno con l’hotel la sera prima (lo so….mi è costato 50 RM in più  -oltre al 25% di supplemento notturno che però è in vigore ovunque-, ma quando si tratta di voli da prendere preferisco non rischiare), che ci aspettava già di fronte all’albergo.

Sbrighiamo i controlli in modo molto rapido. Nota: in tutti gli aeroporti che abbiamo toccato, il bagaglio va fatto sempre scannerizzare, prima di essere consegnato al check in. L’Air Asia, per la mia esperienza, è una buona compagnia low cost: ha restrizioni sul bagaglio imbarcato, ma meno su quelli a mano a differenza delle low cost europee. Gli aeromobili hanno sedili un po’ stretti e servizi a pagamento a bordo, ma il personale è professionale e cortese (ok, sorvolerò sullo stewart che ha cantato Unchained Melody al microfono al nostro arrivo a Sandakan). E’ possibile effettuare il check-in in anticipo sia da casa che in aeroporto se si è in possesso del codice QR da scannerizzare alle macchinette (avrei dovuto fare così anche io, ma il giorno prima ho visto un ufficio Air Asia a KL e mi sono fatta stampare le carte di imbarco lì per ammortizzare in tempi in aeroporto). Un po’ confusionario l’imbarco all’LCCT, che non vede gate sigoli per ogni volo, ma un lungo corridoio coperto dove irrimediabilmente si mischiano passeggeri che hanno destinazioni diverse e vengono smistati da hostess che chiamano la destinazione di fronte agli aerei con flebile vocina.

Volo atterrato a Sandakan puntuale alle 10.15. Avevamo i tempi piuttosto stretti, perchè il programma p4erevedeva la visita al centro di reiserimento degli oranghi di Sepilok e il momento migliore per vederli era il ‘feeding time’. Erano necessari 30 minuti di auto per arrivarci. Ad aspettarci c’era Leonard, mandato dal nostro corrispondente per assisterci nei trasferimenti della giornata. Siamo arrivati giusto in tempo: in mezzo alla riserva, si srotolava una passerella in legno che seguiva un percorso circolare illustrato da pannelli in legno che descrivevano la vita degli oranghi e l’ecosistema circostante. Più o meno a metà, si trovava una terrazza che si affacciava sulla giungla e su alcuni alberi collegati da funi. Qui, insieme ad un addetto che sparpagliava frutta sul terreno e su alcune piattaforme, si trovavano 2 oranghi, presumibilmente un maschio e una femmina e diversi macachi che si mettevano in mostra in tutte le posizioni possibili ben consci degli scatti dei turisti. Sarà, ma non sono rimasta entusiasta di questa visita: anche se gli animali erano liberi nella riserva, sembrava comunque di essere allo zoo.

Il viaggio è quindi proseguito verso il fiume Kinabatangan, con una sosta per ‘approvigionamento viveri’ in un supermecato locale dove, con mia sorpresa, pur avendo computer di cassa e controllo antitaccheggio, i prodotti venduti venivano segnati dalla cassiera a mano su un registro e veniva applicato sul prodotto un pezzo di scotch con scritto pagato (!!)

Arriviamo Sukau per l’ora di pranzo. Qui, veniamo caricati su una barca a motore coi nostri bagagli per arrivare fino al lodge, raggiungibile solo via fiume. Anche oggi mi rendo conto di quanto5t sia bassa la stagione qui: siamo gli unici ospiti del lodge!  Pranzo, merenda a base di torta di banane ed eccoci pronti per il primo safari sull’acqua. Sulla stessa barca a motore che ci aveva portato al lodge, ci siamo avventurati con la nostra guida lungo il fiume e all’interno della vegetazione dove si aprivano canali che arrivavano a radure chiuse, ideali per osservare la fauna in perfetto silenzio. Purtroppo il livello del fiume era piuttosto alto date le piogge e l’acqua si inoltrava nel fitto della foresta sommergendo il terreno; questo ha precluso la possibilità di vedere animali che in genere si affacciano sulla riva per abbeverarsi. Siamo invece stati fortunati per quanto riguarda uccelli e scimmie: machachi, martin pescatori, un serpe6inte delle mangrovie a striscie gialle e nere assopito su un ramo e, soprattutto, una bella famiglia di nasiche o ‘proboscis monkeys’ che stavano banchettando in gruppo insieme ad un maschio dominante. Il tutto è duarato circa 2 ore poi, nel rientrare, abbiamo preso a bordo quella che sarebbe stata la nostra guida e autista per i giorni successivi a Kota Kinabalu, Emanuel.

Nel rientrare ci è stato proposto un tour extra in notturna, organizzato dagli abitanti dei villaggi limitrofi. 6tE’ costato un po’ (80 RM, circa 18 € a testa), ma ne è valsa la pena: questa volta a bordo di una barca più lunga e sottile, abbiamo ripercorso lo stesso itinerario del pomeriggio, mentre la guida illuminava a tratti la vegetazione cercando il luccichio giallo o rosso degli occhietti di eventuali animali presenti. Siamo riusciti a vedere uno zibetto (una specie di faina) intento a mangiare della frutta, alcune volpi volanti (pipistrelli fruttiferi di dimensioni notevoli), alcuni macachi addormentati e un paio di martin pescatori che, se svegliati, restavano immobili e si facevano avvicinare tanto da poterli toccare.

 

DOMENICA 19

Acquazzone notturno molto rumoroso, dato che il lodge aveva il tetto in lamiera. Levataccia mattutina prima dell’alba, per l’ultimo safari sull’acqua. Saremmo dovuti arrivare fino al lago di Ox Bow, una sorta di slargo a mezzaluna, costola del fiume e utilizzato anche dalla gente locale come riserva di pesca, ma abbiamo trovato la strada bloccata da un tronco caduto durante la notte che non permetteva alla barca di proseguire dato che il motore si impigliava nei rami sott’acqua. Abbiamo comunque avvistato un bucero (o ‘hornbill’, l’uccello simbolo del Borneo: una sorta di tucano col doppio becco) e una famiglia di presbiti argentati, un tipo di scimmia dal mantello grigio tipico del Borneo. Siamo rientrati alle 07.00 in tempo per la colazione e, un’ora dopo, abbiamo lasciato il lodge per proseguire l’itinerario verso Lahad Datu, dove ci sarebbero venuti a prendere i responsabili della riserva di Tabin.

Il trasferimento fino a Lahad Datu è durato 2 ore circa. Sono rimasta un po’ perplessa dato che, da programma, saremmo dovuti arrivare per mezzogiorno ed effettuare il cambio di veicolo, ma la nostra guida ha insistito che partissimo presto per essere lì prima delle 11.00. Una volta arrivati, siamo andati nell’agenzia referente della riserva di Tabin, dove ci hanno fatto compilare le schede di registrazione e ci hanno detto che sarebbero venuti a prenderci a mezzogiorno….ma erano le 10.00…..solo dopo aver parlato con la nostra guida ho scoperto che lui ci avrebbe ‘abbandonato’ per recuperarci direttamente a Kota Kinabalu il giorno dopo e, dato che lo aspettavano 8 ore di rientro in pullmino…..ho capito perchè ci ha piantato lì con 2 ore di anticipo…. Abbiamo quindi vagato per questo minuscolo e triste paese (dove dei 4 negozi che c’erano, 2 erano chiusi) aspettando con ansia le 12.00.

Il nostro autista si è presentato puntualissimo col fuoristrada del resort e ci ha scortato a pranzo (uno dei peggiori 7jadella vacanza – yuck!) per poi portarci fino al Tabin Wildlife Reserve con un tragitto che vede 30 minuti di strada normale e 1 ora (o 26 km se preferite) di strada sterrata. Lungo il tragitto siamo stati molto fortunati nell’incontrare un gruppo di tre elefanti pigmei che sostavano lungo la strada (anche perchè non ne avremmo più visti per il resto del soggiorno). Al nostro arrivo si sono rifugiati nella boscaglia, ma il maschio del gruppo è rimasto al limitare della foresta scuotendo la testa innervosito perchè li avevamo disturbati. Ci siamo allontanati con circospezione prima che decidesse di caricare. Una volta al lodge, scaricati i bagagli e cambiati in vista del trekking che ci aspettava al pomeriggio, abbiamo incontrato la nostra guida privata mentre ci offrivano del porridge come merenda. Veniamo accolti da 2 buceri appostati su un albero di fianco al ristorante: un bell’inizio. Esrail, la guida, ci ha poi illustrato le attività di quel giorno e del successivo, anticipandoci che non saremmo potuti arrivare a piedi alla cascata di Lipad, prevista per il giorno successivo, perchè i sentieri erano un fiume di fango. Già perchè la zona di Tabin è quella dove ha piovuto di più in assoluto….e l’abbiamo presa tutta !

Nonostante l’acqua partiamo per, l’escursione al vulcano di fango, interessante perchè vede la presenza di molti animali, tra cui gli elefanti, che vi si recano per il sale contenuto all’interno del terreno. Calosce fino al ginocchio e i7hbmpermeabile lungo fino ai piedi e via, sotto un’acqua torrenziale (d’altronde non la chiamerebbero ‘rainforest’ no?). Dopo una parte del percorso in fuoristrada (rigorosamente aperto), ci siamo avventurati nel fitto della foresta lungo l’elephant trail. Proprio dal nome si poteva capire perchè il terreno fosse così irregolare, causa le impronte delle zampe degli animali che affondavano lasciando delle specie di crateri in quel momento ovviamente pieni d’acqua. Dopotutto un’esperienza del genere ci voleva, se no che avventura è? Dopo essere finita in una pozza di fango livello coscia e aver perso la macchian fotografica, scivolata dalla tasca a cui si era bucato il fondo, siamo arrivati al vulcano, dove si ergeva un’alta torre di osservazione per scrutare gli animali che al momento, data l’acqua, si guardavano bene dall’uscire allo scoperto e dove 2 turisti giapponesi stavano predisponendo i sacchi a pelo per passarvi la notte…contenti loro… E’ stato decisamente più interessante salire fin quasi al cratere per riconoscere le diverse impronte lasciate nel fango: cinghiali, cervi e, ovviamente, elefanti. Nel rientro la guida mi ha miracolosamente recuperato la macchina fotografica, il che gli è valsa una lauta mancia.

Torniamo al lodge dopo circa 3 ore, doccia e un momento di relax….se non mi fossi portata in casa una bella sanguisuga che ha pensato bene di attaccarsi ala mia gamba mentre ero sul letto: davvero disgustoso, soprattutto perchè non sapevo come toglierla dato che non è consigliabile strapparla da dov’è attaccata. Dopo un’attimo di panico, prendo l’isetticida che, essendo a base di alcol, l’ha fatta staccare da sola con 2 spruzzate. Almeno la prossima volta sarò preparata. Dopo cena ci aspettava un tour notturno in jeep che, fortunatamente, non è saltato, perchè nel frattempo aveva smesso di piovere. Questa volta si sono uniti a noi due ragazzi che soggiornavano nella riserva per effettuare delle ricerche per conto della loro università. Abbiamo vsto una decina di animali diversi: dei gufi, dei pipistrelli, varani che dormivano sugli alberi, cinghiali che grufolavano sul sentiero e scappavano atterriti al nostro arrivo e i tenerissimi ‘mouse-deer’ (in italiano: tragulidi), che io ho scambiato per conigli, ma che invece sono delle specie di topi con le zampe da capretta.

 

LUNEDI’ 20

Anche oggi sveglia all’alba per effettuare una passeggiata in cerca di uccelli ed elefanti. Dopo una prima colazione ‘leggera’ ci siamo incamminati. Non pioveva più e anche il sentiero percorso era migliore di quello del giorno prima. Di elefanti nemmeno l’ombra e anche gli uccelli scarseggiavano date che la notte aveva di nuovo piovuto (la guida si è quasi scusata); siamo però riusciti a vedere alcune aquile a caccia, con la preda tra gli artigli e  tre buceri rinoceronte che sono davvero tra gli uccelli più belli del posto.

Rientriamo al lodge per la colazione ‘ufficiale’ e affrontiamo in mattinata l’ultima escursione prevista. Dato che n7jkon era possibile arrivare alla cascata se non guadando il fiume a livello ascelle, ci hanno portato in fuoristrada fino ad un’altura, alla ricerca di fauna, mentre la guida ci spiegava la differenza tra foresta secondaria e foresta primaria, la cui differenza sta fondamentlamente nella densità di vegetazione: la foresta secondaria è quella che viene utilizzata anche per la raccolta del legname, mentre la primaria è quella più fitta e spesso inesplorata: la cosiddetta foresta vergine in poche parole. Dall’altura infatti era possibile ammirare una vallata di foresta assolutam7jqente incontaminata e, probabilmente, inesplorata. La fortuna ha poi girato dalla nostra parte sulla strada del rientro, perchè abbiamo visto una femmina di orango sulla cima di un’albero. Altro che Sepilok!!  Se ne stava lì, ogni tanto osservandoci e facendo capriole per raggiungere i frutti più maturi da mangiare…emozionante davvero.

Al rientro abbiamo dato una mano ai due studenti che erano con noi la sera prima compilando alcuni questionari forniti dalla loro università e, insieme alla guida, abbiamo visionato un video sulle bellezze del Sabah e ci hanno consegnato un certificato con tanto di impronta di fango della nostra mano, per aver visitato il vulcano il giorno precedente. Pranzo veloce e poi partenza per il ritorno a Lahad Datu dove, ancora una volta, siamo arrivati con mostruoso anticipo rispetto al nostro volo per Kota Kinabalu. 3 ore di attesa, più mezz’ora di ritardo del volo (compagnia MasWings, la low cost del Borneo….una garanzia sui ritardi). Apprezzabile però il fatto che la compagnia, anche per voli di 4 minuti, serva bevande e snack e, soprattutto, si occupi di riprotezioni come vedremo nei giorni seguenti !!

Al nostro arrivo a Kota Kinabalu, il capoluogo del Sabah, c’era Emanuel ad aspettarci. A momenti si lamentava lui del nostro ritardo…vabeh. Ci accompagna all’hotel…un bellissimo 5 stelle…5 stelle ? no, io da programma nn me lo ricordavo così bello. Casualmente non trovano la prenotazione: ah già ha sbagliato hotel….bene. Ci scarica al Sabah Oriental Hotel, un 4 stelle abbastanza triste dove ci affibbiamo una camera fumatori. Eravamo un po’ stanchini per andare in centro a piedi, così, per 15 RM, ci facciamo portare sul Waterfront, il lungo mare che ricorda un po’ Rimini: negozi, ristoranti per turisti e fast food. Passeggiando verso est si arriva alla zona del mercato notturno che offre davvero tanto in merito chincaglieria e cibo locale. In quel momento avrei voluto avere qualcuno che mi illustrasse cosa fossero tutti quei dolcetti appesi e quei frutti essiccati a banco; non chiedevo ai locali pr 2 motivi: 1. la loro conoscenza dell’inglese era limitata ai limiti dell’analfabetismo; 2. mostrarsi interessati ti obbligava a doverti poi scollare il venditore che a tutti i costi cercava di appiopparti qualcosa e, onestamente, quella sera non ne avevo voglia. Ci fermiamo a dare un’occhiata dentro al PortView Seafood Village, un ristorante di pesce dove ti viene cucinato esattamente il pesce che scegli, essendoci, all’ingresso una serie innumerevole di vasche e acquari contenenti una varietà ittica da enciclopedia. Noi ripieghiamo su un ristorante indiano consigliato dalla guida: buono, ma con prezzi da occidente. Peccato.

 

MARTEDI’ 21    

La giornata di oggi era dedicata ed un’escursione nel parco del Monte Kinabalu. A seguito di questa visita ho realizzato che l’unica escursione che vale la pena di effettuare qui è la salita al monte Kinabalu. Non è uno scherzo perchè il percorso è tutto in salita e si passa dai 1800 metri fin oltre i 4000 e ci sono alcuni tratti davvero impegnativi, ma si tratta di un sentiero di poco più di 8 km che viene percorso in 2 giorni con pernottamento in rifugio per arrivare in vetta all’alba. Penso che con un minimo di allenamento sia fattibile per tutti, e sicuramente lo inserirò nell’itinerario base dei ‘must do’ del Borneo.

Il parco si trova a 3 ore di macchina dal centro di Kota Kinabalu; lungo il tragitto tutti i tour sostano in una zon8ha panoramica per ammirare il monte che, quel giorno, era totalmente coperto dalle nuvole: se non l’avessi visto in foto non saprei nemmeno come è fatto. La nostra visita al parco, dato che non era prevista la salita in vetta, si è limitata ad un giro per il Visitor Center, al giardino botanico (dove comunque sono almeno riuscita a vedere delle nephentes, le piante carnivore col ‘coperchio’, che nella giungla non è così facile avvistare) e alle Poring Springs. Questo non è altro che un parco ricreativo allestito negli anni ’60 dai giapponesi, dove l’attrazione principale sono delle specie di ‘vasche da bagno’ in cui la gente si siede lasciando che l’acqua sulfurea riempia la vasca (in un’ora o due) tramite dei rubinetti. Niente a che vedere quindi con qualunque centro termale che abbiate visitato in Europa!

La zona ospita inoltre un giardino delle farfalle e un piccolo percorso di canopy. Sperimentandolo per la prima v8fbolta mi è piaciuto molto, ma dopo aver provato quello di Mulu, ho realizzato che qui è adattato proprio a livello baby. Si tratta in ogni caso di reti che, tipo amaca, collegano due alberi tra loro. Sul fondo dell’amaca viene appoggiata un’asse di legno in modo da poter attraversare il tratto sospeso con un piede davanti all’altro. L’idea è davvero divertente. Qui i passaggi andavano da 30 a 45 metri di altezza sopra la giungla.

E’ possibile inoltre seguire 2 sentieri che portano a 2 cascate ed una caverna. Per chi ha poco tempo solo una d8fyelle cascate è raggiungibile con una camminata di un quarto d’ora circa, il resto è raggiungibile in mezza giornata e le guardie del parco chiudono l’accesso dopo mezzogiorno in quanto sarebbe poi necessario effettuare il percorso di rientro di notte. La cascata più vicina vede un breve salto di una decina di metri all’interno di una piccola laguna in cui è possibile fare il bagno…e l’acqua non è nemmeno ghiacciata.

Al termine della visita alle sorgenti, abbiamo pranzato in un ristorante convenzionato dell’agenzia, dato che il pranzo era incluso nell’escursione; quindi siamo partiti per il rientro. Su nostra espressa richiesta però, nel rientrare abbiamo fatto una breve deviazione per riuscire a vedere delle rafflesie. La rafflesia è il fiore più grande del mondo, dalla corolla che va dai 50 cm al metro di diametro. Hanno un odore abbastanza sgradevole e il nucleo è più o meno grande come un pentolino, sempre pieno di mosche ed altri isetti che ne succhiano avidi il nettare. Durano molto poco, per questo sono così rare: una volta fiorita, la pianta resta in vita non più di una settimana. Si tratta di piante parassite 8nbche tendono a fiorire più o meno sempre nello stesso luogo e gli abitanti della zona, trovato un punto in cui ne crescono diverse, vi costruiscono la loro abitazione in modo poi da chiedere un ‘pedaggio’ a coloro che vogliono ammirarle. Noi abbiamo pagato circa 6 € (30 RM) a testa…davvero tanto! Ne valeva però la pena, dato che non si trovano in nessuna altra parte del mondo: nel giardino ce n’erano 6 o 7, ma solo 2 erano fiorite completamente ed erano davvero splendide.

Rientrati a Kota Kinabalu, ci facciamo lasciare in un centro commerciale specializzato in elettronica, dove finiamo la giornata. Mangiamo al volo qualcosa in un fast food e poi ce ne torniamo in hotel dove finalmente, da quando sono arrivata in Malesia, riesco a farmi fare un bel massaggio rilassante.

 

MERCOLEDI’ 22

In mattinata avremmo dovuto volare su Mulu entrando così in Sarawak. La responsabile dell’agenzia corrispondente che stava seguendo i nostri spostamenti, Emma, è venuta a prenderci per un saluto e due chiacchere durante il transfer fino all’aeroporto. Quest’ultimo è molto moderno e attrezzato rispetto a quelli visti i giorni precedenti. Tanto per cambiare il volo per Mulu era in ritardo di mezz’ora circa. Solo salendo a bordo scopro che non si tratta di un volo diretto. Da lì avremmo fatto scalo a Miri per poi proseguire per un breve tratto su Mulu. All’atterraggio a Miri viene detto ai passeggeri che proseguivano di restare a bordo. Restiamo noi, 2 danesi e 3 svedesi. Poco dopo invece ci viene detto di scendere per andare all’immigration a farci timbrare l’ingresso in Sarawak. Vabeh, scendiamo. Appena a terra veniamo avvicinati da un addetto dell’aeroporto che ci comunica che il volo non avrebbe proseguito dato il maltempo. Ok, prendiamo il successivo. A che ora è ? Il mattino dopo……………….

Se non altro la MASwings si è occupata del nostro soggiorno forzato a Miri: al banco di check in ci hanno fornito di voucher per l’hotel in mezza pensione e i transfer da e per l’aeroporto. In questo modo però noi avremmo fatto solo una notte a Mulu, perdendo così metà delle escursioni. Con una breve telefonata alla corrispondente mi sincero che sia possibile spostare i 2 pernottamenti avanti di un giorno (e qui mi sono resa conto di quanto fosse stato utile portare un cellulare in più ed acquistare per 5 € una sim locale per le telefonate interne). Vado poi all’ufficio della compagnia per cercare di spostare il volo da Mulu su Kuching al giorno successivo alla prenotazione. No, il volo è pieno. Unica possibilità: rientrare da Mulu su Miri e da lì, dopo 3 ore, volare su Kuching. Accetto. Risultato? I voli totali del viaggio da 9 erano diventati 11….avanti pure.8u

Passiamo il resto della giornata vagando intorno all’hotel dato che si trovava fuori dal centro e che comunque, Miri, non offriva granchè di interessante da visitare. Se non altro ci avevano sistemato in un 4 stelle discreto di fronte al mare.

 

GIOVEDI’ 23

Secondo tentativo di trasferimento a Mulu. Dopo aver questionato col tassista che non voleva accettare il voucher per riportarci in aeroporto, rifacciamo tutte le operazioni di check in e controllo per il volo che sarebbe partito alle 09.00. A quell’ora annunciano che, dato il maltempo, non sarebbero stati in grado di comunicare quando il volo sarebbe potuto partire. Sembra che un’ora dopo tutto sia risolto. Ci imbarcano e partiamo…arriviamo a Mulu…e, grazie alla nebbia che non rendeva visibile la pista….ci riportano al punto di partenza!! Beh un volo gratis in più non fa male, tanto ne prendevamo già pochi.

Ci danno una terza carta di imbarco per il pomeriggio e il voucher per il pranzo. Mi sembrava di vivere in u8yna barzelletta. Alle 13.40 comunicano che il volo avrebbe avuto 40 minuti di ritardo. Dopo i 40 minuti, visto che pioveva ancora, annunciano che il volo è cancellato. Non ne potevo più. Corro all’ufficio della MASwings per cambiare il mio volo con un volo per Kuching: non avrei retto un’altra notte a Miri. Il cambio è fattibile e il volo partiva un’ora e mezza più tardi, ma, mentre stavo riprenotando, avvisano che il volo cancellato per Mulu era stato ripristinato. Follia pura. Blocca tutto, riprendi la valigia, rifai il check in e i controlli e, incredibilmente, questa volta partiamo e arriviamo a destinazione. Assurdo.

Una vola atterrati, ci trasferiscono nel Mulu National Park che dista dall’aeroporto circa 1 km e mezzo. Trattand9mosi di un parco molto vasto senza controlli all’ingresso, si viene dotati di braccialetto colorato che indica che si ha l’alloggio all’interno del parco e la tipologia della camera. Ovviamente, dato il ritardo, ormai era troppo tardi per effettuare una qualunque escursione, quindi, al centro di accoglienza, ci forniscono di piantina e ci comunicano gli orari delle escursioni del giorno successivo. Almeno saremmo riusciti a visitare le 4 grotte principali. All’interno del parco inoltre, ci sono una serie di sentieri di lunghezza variabile che è possibile percorrere individualmente, previa comunicazione al centro escursioni prima di partire. Nell’esplorare i dintorni, noto che tutti i sentieri sono allestiti con passerelle di legno sopraelevate rispetto al terreno: un mezzo necessario in quanto le piogge torrenziali tendono ad allagare letteralmente il paesaggio circostante. Nel nostro caso, era piovuto talmente tanto che tutte le passerelle dei sentieri secondari che si dipartivano dal principale erano sott’acqua. Ci limitiamo quindi a proseguire per circa un chilometro, rientrando al calare della sera e riuscendo comunque a vedere uno scoiattolo pigmeo e un millepiedi gigante.

 

VENERDI’ 24     

Finalmente ci troviamo ad effettuare qualche escursione con altri turisti: fino a quel momento eravamo 9vsempre stati noi 2 e la guida. A Mulu invece, dato che le escursioni partono ad orari fissi, il centro prenotazioni raccoglie le adesioni con un numero massimo di 12 persone per ogni visita. Quella mattina eravamo in 10. La visita prevedeva l’escursione alla grotta delle Acque Chiare e a quella del Vento. Per raggiungerle era necessario effettuare un tragitto sul fiume Melinau: qui, invece delle barche a motore, si utilizzano le longboat, delle imbarcazioni in legno molto lunghe, comunque a motore, dove i passaeggeri si siedono uno dietro l’altro come in una canoa. Prima di arrivare alle grotte ci hanno fatto sostare presso un villaggio della tribù dei Penan per una passeggiata e un’occhiata al loro mercatino. Si tratta di una tribù prevalentemente nomade che abitava la zona molto prima che venisse istituito il parco nazionale; lo stato ora cerca di renderli stanziali agevolando il turismo. E’ facile infatti vedere le loro abitazioni in legno tipo palafitta che hanno però davanti delle parabole giganti.

La prima grotta visitata è stata quella del Vento. La Wind Cave, prende il nome dalle correnti che si infilano all’interno della caverna 92inella stagione secca e che, in particolare nei passaggi più stretti, possono diventare anche piuttosto forti. Questo fenomeno avviene grazie all’acqua che si trova sulle piante, che evapora a causa delle alte temperature e viene come risucchiato all’interno della caverna. La particolarità di questa grotta si trova nella King’s Chamber, una zona ricca di stalattiti, stalagmiti e pilastri particolarmente coreografici, resi tali sia dal vento che da un fiume sotterraneo che, oggigiorno, non esiste più.

Dalla grotta del vento è possibile raggiungere anche quella delle Acque Chiare tramite una passerella di 400 92wmetri costruita radente alla roccia a picco sul fiume. Dato il maltempo, noi ci siamo però spostati nuovamente in barca. La Clearwater Cave, è raggiungibile attraverso una ripida scalinata di 200 gradini circa. alla base della scalinata si trova un’area attrezzata per i pic nic allestita su uno slargo del fiume in cui è possibile fare il bagno. Si dice che sia la grotta più lunga del Sud-Est Asiatico. Al suo interno scorre un fiume, in parte navigabile, per circa 180 km. Il percorso è comunque allestito da passerelle e scale in legno dove si nota che viene effettuata una manutenzione regolare. E’ meno spettacolare della prima caverna in quanto a formazioni geologiche, ma la presenza del fiume, che si costeggia e si attraversa lungo il percorso, la rende decisamente più originale.

Al termine della visita ci hanno riportato alla base, quindi abbiamo avuto un paio d’ore per cambiarci (tanto per cambiare, pioveva) e mangiare qualcosa. Nel pomeriggio ci attendeva invece la visita alle altre 2 grotte: quella del Cervo e la grotta Lang, nonchè lo spettacolo dei pipistrelli che, al tramonto, avrebbero fatto mostra di sè migrando fuori dall’ultima grotta. Il gruppo del pomeriggio si era ridotto ed eravamo in 9, la nostra guida, Heidi, è stata forse una delle migliori che abbiamo avuto in tutta la vacanza insieme a quella di Tabin. Avevo letto delle recensioni che lamentavano il fatto che le guide fossero poco esaurienti e superficiali, ma per quello che mi riguarda, sia al mattino che al pomeriggio, siamo stati decisamente fortunati.

Ci apprestiamo quindi a percorrere il sentiero di 3 km che partiva dal centro escursioni fino ai piedi della mon94btagna. Con mia grande sorpresa noto che tutto il terreno circostante e i sentieri che il giorno prima erano completamente allagati, oggi sono perfettamente asciutti: il terreno deve avere delle proprietà assorbenti veramente straordinarie! Qui, iniziamo la visita con la Lang Cave. Prende il nome dallo scopritore della stessa nel 1977. E’ una grotta piccola nella quale ho riscontrato 2 particolarità: la presenza di infiltrazioni d’acqua che, dal soffitto e dalle stalattiti, scorrono in rivoli e cascatelle lungo le pareti e sulle stalagmiti e i filamenti dei piccoli vermi ‘pescatori’ che, come capelli, ondeggiano dal soffitto, in attesa di qualche preda. Per il resto è caratterizzata da particolari formazioni di roccia a cui sono anche stati dati nomi come ‘jelly fish’ (medusa) o ‘cotton formation’, che ricordava della stoffa ripiegata. Le guide si raccomandano continuamente di non toccare la superficie delle formazioni, dato che l’acidità presente sulla nostra pelle, contribuisce ad uccidere i batteri presenti sulla roccia compromettendone la crescita.

Solo dopo averle visitate tutte e 4 ho capito perchè la Deer Cave, viene tenuta per ultima: è decisamente la grot94nta più bella delle quattro e, in quanto a spettacolarità, supera anche quelle della nostra zona o della Slovenia. Dicono che sia la grotta che ospita il corridoio sotterraneo visitabile più grande del mondo. E’ famosa per ospitare alcuni milioni di pipistrelli di diverse razze. Il nome deriva dal fatto che, prima della presenza umana, questa grotta fosse visitata in particolare dai cervi in cerca di sale, che trovavano sul terreno grazie al guano dei pipistrelli. Dopo qualche centinaio di metri lungo una passerella che più che addentrarsi, costeggia l’ingresso della grotta, si arriva ad un punto panoramico dal quale è possibile ammirare una formazione rocciosa soprannominta ‘Abramo Lincoln’, perchè in effetti ne ricorda in tutto e per tutto il profilo. Proseguendo si arriva poi al cuore della grotta: una cavità di circa 100m x 100m, quindi i pipistrelli a occhio nudo, risultano essere solo un’enorme macchia scura sul soffitto. La guida è stata previdente nell’avvertirci che, proseguendo, avremmo potuto incappare in aspetti poco piacevoli della visita, come mucchi di guano, scarafaggi e odore nauseabondo. Siamo rimasti in 6. Gli scalini andavano affrontati senza appoggio dato che le ringhiere erano totalmente ricoperte di cacca di pipistrello. In realtà l’aria era comunque respirabile e le passerelle impedivano di farti finire in mezzo al guano. E’ però vero che le collinette di scorie avevano uno spessore di una ventina di centimetri ed erano invase da piccoli scarafaggi coprofagi (il più bello era quello dorato, grande come una cimice e completamente giallo). Abbiamo poi potuto anche ammirare alcuni vermi luminescenti: se attaccati, emettono una sostanza fosforescente che li fa brillare al buio. Una delle particolarità più spettacolari consisteva nelle cascate d’acqua che, dal soffitto, scendevano nel vuoto per un centinaio di metri creando dell94se colonne di pioggia dove le gocce sembravano scorrere al rallentatore. Il percorso è terminato su una sorta di piattaforma affacciata su quello che chiamano il Giardino dell’Eden: si tratta di una zona della grotta dove, a causa del crollo di una parete milioni di anni addietro, è cresciuta la giungla proprio come all’interno di un giardino, essendo rinchiusa su 3 lati dalla grotta stessa e sul quarto dalla parete della montagna. Sembrava un disegno. Su questa piattaforma si trova inoltre una telecamera che, con la bella stagione, viene utilizzata per lo studio dei pipistrelli e i cui filmati vengono proiettati al centro escursioni.

La fortuna ci ha assistito di nuovo dato che i pipistrelli hanno deciso di cominciare ad uscire dalla grotta, me95fntre eravamo ancora dentro. Questo ci ha permesso di osservare il Bat Exodus molto più da vicino rispetto a coloro che stavano aspettando seduti nell’anfiteatro appena fuori la caverna, creato apposta per ammirare lo spettacolo. Una scia compatta di esseri volanti macchiava il cielo e proseguiva in un’unica direzione Mi hanno spiegato che non cacciano in formazione: seguono semplicemente le onde sonore e gli echi che rimbalzano sulle pareti di roccia e fanno capire agli animali quale sia la zona migliore per cacciare; questo li porta a dirigersi tutti nello stesso punto creando una formazione ordinata.

Era stata una delle giornate più pesanti e, dopo esserci rifocillati in una taverna appena fuori dal parco consigliataci dalla guida, siamo praticamente svenuti sul letto.

 

SABATO 25

Ultima escursione prevista a Mulu: il canopy tour. E’ decisamente un’esperienza da provare. E’ molto più 95xlunga di quella sperimentata nel Kinabalu Park. Si tratta di 15 passerelle che costituiscono un percorso ad anello lungo 480 metri. Ci si trova più in basso rispetto all’altro percorso perchè si raggiungono massimo i 20 metri, ma la lunghezza delle passerelle è tale da non permettere il passaggio a più di due persone alla volta. Ora: in realtà il canopy tour viene creato per dar modo al visitatore di immergersi al 100% nella foresta pluviale entrando in contatto anche con la fauna che, da terra, non si riesce a scorgere: scimmie, uccelli e insetti. Bene: di tutto questo non abbiamo visto nulla. E’ stato però davvero interessante anche perchè l’equilibrio diventava davvero precario in certi punti.

Il tutto è durato più o meno una mezz’oretta, poi, nel rientrare alla base (sempre a piedi dato che il canopy era raggiungibile  attraverso lo stesso sentiero principale percorso il giorno precedente per raggiungere la Deer cave), abbiamo fatto una deviazione su uno dei sentieri percorribili individualmente. Si trattava di un sentiero illustrativo sulla flora locale, lungo il quale erano allestiti diversi pannelli esplicativi sui diversi tipi di piante presenti in loco. Come al solito, dato il maltempo, non c’era nulla di fiorito e l’unica pianta che siamo riusciti a riconoscere è stato un bambù rampicante.

A dirla tutta avremmo dovuto anche effettuare una delle escursioni extra: si tratta di 4 percorsi-avventura, sempre raggiungibili dal centro prenotazioni, che permettono di avvicinarsi un po’ di più alla speleologia. Avevamo scelto un percorso non troppo impegnativo sulla scoperta della fauna sotterranea dove era necessario l’utilizzo di caschi e torce elettriche, ma il fatto di essere arrivati così tardi il giorno dell’arrivo, ci ha fatto saltare questa possibilità. Di sicuro a Mulu passerei 3 notti se dovessi tornarci.

Il volo di rientro su Miri era alle 14.30 e i bagagli erano già stati depositati, dato che il check out deve essere fatto obbligatoriamente entro le 10.00. Da qui è ricominciata l’odissea del volo: arriviamo all’aerporto di Mulu un po’ in anticipo per mangiare l’ennesimo piatto di noodles e ci dicono che il volo era ritardato di 45 minuti; poi di un’ora. Il mio terrore era che non ci venissero direttamente a prendere, ma il cielo era abbastanza sereno e questo mi tranquillizzava. Una volta rientrati su Miri aspettiamo tipo 3 ore dato che il volo per Kuching delle 18.30 è partito con un’ora e un quarto di ritardo. E dire che si tratta comunque della compagnia Low Cost della Malaysian Airlines. Evidentemente questi voletti operati con degli Atr da 70 posti vengono continuamente spostati in favore di voli più lunghi e di compagnie più importanti. Un po’ come i nostri treni regionali.

Arriviamo a Kuching che sono le 21.00; decisamente stravolti. Ci aspetta un trasferimento fino al resort di Damai che dura circa un’ora. Nell’arrivare notiamo una grande quantità di auto parcheggiate e ci spiegano che sono i turisti locali che, durante il weekend, prendono d’assalto il resort per una o due notti. La nostra camera c’e’ ancora: avevo telefonato per avvisare che saremmo arrivati un giorno dopo, ma mi fidavo poco. Il resort è talmente grande che c’è una navetta gratuita attiva 24h per spostarsi da una parte all’altra. Finalmente appoggiamo le valigie sapendo che non le avremmo dovute richiudere per qualche giorno. L’indomani ci attendeva l’ultima escursione di mezza giornata prima di dedicarci al 100% alla tintarella….tempo permettendo.

 

DOMENICA 26 

Quella mattina sembrava che il tempo volgesse al bello. Dopo una colazione a buffet talmente ricca che, avevamo deciso, sarebbe stato anche il nostro pranzo nei giorni successivi, incontriamo la guida locale che ci avrebbe condotto ad una longhouse per visitare una tribù di cacciatori di teste: i Bidayuh. In realtà la tribù più attiva in questo senso e più caratteristica da visitare, sarebbe quella degli Iban, ma l’escursione per raggiungere questa tribù prevedeva almeno 2 giorni, in quanto si trova nei pressi del lago Batang Ai. Avevo deciso di non effettuarla sia per risparmiare un po’ di tempo per il mare, sia perchè il pernottamento avveniva sull’isola all’interno dell’unico resort (della catena Hilton), che quindi non la rendeva particolarmente economica.

L’alternativa quindi era quella di visitare la seconda tribù più importante della zona. Il loro villaggio si trovava96k a 1 ora e mezza da Damai, il kampung (villaggio) Annah Rais. E’ un villaggio abbastanza grande che ha mantenuto la struttura di un tempo: le abitazioni sono infatti costruite su palafitte, che mi dicono, non essere utili per evitare le alluvioni, quanto come protezioni per eventuali attacchi di animali provenienti dalla giungla circostante e collegate tra loro grazie a passerelle di bambù. Mi rendo conto che non si tratta della classica attrazione turistica, con la popolazione vestita in modo tradizionale che mette in vendita i loro prodotti di artigianato: qui la gente è vesita alla occidentale e nessuno ti vende nulla. Se non fosse per le parabole satellitari e i tetti in metallo (modificati obbligatoriamente grazie ad un’ordinanza governativa), direi di essere tornata indietro di un centinaio d’anni. Le abitazioni si compongono tutte di un’unico ambiente che funge da cucina, sala e camera da letto (ai neo sposi è concessa una zanzariera per la privacy). Svolgono quasi tutti attività rurale, infatti l’escursione era stata organizzata apposta la domenica per evitare di trovare il villaggio semivuoto. Al centro del villaggio esiste ancora il ‘Baruk’ o casa delle teste, una capanna in legno all’interno della q96luale, sopra un falò che viene acceso solo in occasioni particolari, si trova una gabbia contenete alcuni teschi affumicati: trofei di guerra risalenti al più tardi agli anni ’60 del novecento. Scopro che c’era la possibilità di pernottare presso questa gente….cosa da aggiungere nel caso di un bis da quelle parti.

Prima di rientrare a Damai, la guida ci porta in un ristorante per farci assaggiare (finalmente!) dei piatti a base di maiale. Dato che in questa zona la maggioranza della popolazione è cristiana o buddista, il maiale rientra nella loro gastronomia. Ci fermiamo in un ristorantino lungo la strada: si trattava di una serie di banchetti allestiti sul perimetro della sala che proponevano diversi tipi di piatti e bevande, ognuno specializzato in qualcosa. Come al solito eravamo gli unici occidentali. Proviamo del maiale arrosto e in agrodolce che non era niente male.

Per le 15 siamo di ritorno al resort e, grazie al bel tempo, abbiamo potuto trascorrere il pomeriggio in relax. Dato che i prezzi all’interno del resort erano abbastanza alti, in serata decidiamo di uscire in avanscoperta e troviamo che a 250 metri dall’ingresso, esisteva un’area commerciale, il Damai Central, che aveva diversi ristoranti, negozi di souvenir e un SevenEleven che ci è stato molto utile per l’approvvigionamento di bevande. Beviamo un aperitivo di fronte ad un meraviglioso tramonto prima di sperimentare uno dei locali sulla spiaggia che, come immaginavo, erano molto più convenienti del nostro hotel.

 

LUNEDI’ 27 / MARTEDì 28

La giornata di lunedì è trascorsa interamente in relax presso la piscina sulla collina dietro il resort dato che la spiaggia non era agibile in quanto l’alta marea saliva verso le 11.00 del mattino mangiandola interamente e scendeva intorno alle 17.00, poco prima del tramonto.

Il giorno successivo invece il tempo non era dei migliori, così decidiamo di fare un giro a Kuching. Il resort disponeva di una navetta che, ad orari fissi, andava e tornava da Kuching per soli 20 RM a testa (poco più99g di 3 €). Alle 14.00 eravamo quindi nella città dei gatti (‘kuching’ in malese signofica proprio gatto). Lo dimostrava anche il fatto che sulla maggior parte delle rotonde si trovassero statue di gatti in tutte le posizioni, abbastanza kitch. L’attrativa maggiore di Kuching è il lungofiume: il Sarawak, che dà il nome alla regione stessa. E’ possibile effettuare escursioni in barca da una a 3 o98nre fino al delta, sia su imbarcazioni di lusso che sui più tipici sampan, che però, al giorno d’oggi, perdono un po’ del loro fascino sfoggiando inserzioni pubblicitarie sui tettucci. Passeggiando lungo questa area pedonale è possibile ammirare sull’altra sponda il vecchio palazzo reale, o Astana, e il moderno State Assembly Building, che ricorda un fiore che sboccia. In realtà esiste anche un fortino, il Fort Margherita, risalente all’epoca della colonizzazione inglese, che però è in restauro e semi-coperto dalla vegetazione.

Se non siete interessati al museo del Sarawak: un mix tra l’etnografico e il naturalistico che noi abbiamo evit98zato, ciò che rimane da visitare a Kuching è il quartiere di Chinatown. A differenza di quello di Kuala Lumpur, evidentemente tutto ad uso e consumo dei turisti, qui anche il mercato è più rivolto ai locali: si trovano sì negozi di magliette e borse contraffatte, ma per lo più, si tratta di attività che vendono oggetti per la casa, cibo confezionato e in Jalan India, abbigliamento tipico. Forse non c’è così tanta scelta per coloro che vogliono fare shopping, ma l’atmosfera è decisamente migliore. A rendere il tutto ancora più caratteristico sono i numerosi tempietti buddisti che sorgono qua e là lungo la strada o su un incrocio, come il Siang Ti Miao temple o l’Hong San Si temple, così classici coi loro leoni all’ingresso, i draghi colorati sul tetto e il rosso sgargiante delle pareti.

Sorvolo sull’ennesimo disguido dell’autista che si è scordato di venirci a riprendere. La sera siamo di nuovo a cena al Damai Central in attesa degli ultimi 2 giorni in relax prima di tornare a casa

 

GIOVEDI’ 30 / VENERDI’ 31

Siamo ripartiti dal resort alle 19.00 perchè avevamo il Volo Air Asia per KL alle 21.30. Anche in questo caso sono rimasta molto soddisfatta della puntualità e del servizio di questa compagnia low cost.

I problemi sono sorti una volta arrivati all’LLCT. Dovevamo semplicemente prendere un taxi per arrivare all’hotel tra i 2 aeroporti che avevo prenotato da casa: sembrava la cosa più difficile del mondo. Innanzitutto pare che tutti i taxi accettassero solo i coupon acquistati dentro all’aeroporto. Dopo un po’ di difficoltà causa carte di credito che non venivano accettate e bancomat non funzionanti, ci siamo impossessati di un coupon da 50 RM (considerato che all’arrivo ne avevo spesi 110, per fare 75 km…..mi sono sentita un po’ truffata).

Il problema è sorto in quanto erano le 23.50. Ora: la tariffa nottura scatta dopo la mezzanotte. Ebbene, non si è visto un taxi fino alle 00.30. Ovvio: in questo modo avrebbero potuto contestare il tuo coupon e chiederti il supplemento. Ero furibonda, non tanto per il supplemento, quanto per il fatto di avero dovuto aspettare 40 minuti con un addetto che continuava a rassicurami. Vuoi truffarmi? ok, però me lo dici subito che devo pagare….lo sapevo ancora prima che arrivasse il taxi, quindi perchè credere che tutti i turisti siano degli idioti? Alla fine non è nemmeno una truffa: è un ricatto. O paghi o stai lì. Il tutto ovviamente per una ridicola differenza di 20 Rm.

L’hotel che avevo prenotato per quella notte, per fortuna disponeva di una navetta gratuita per l’aeroporto principale, quindi il giorno dopo non ci sono stati problemi e, grazie al cielo senza più ritardi, dopo altre 16 interminabili ore di volo siamo rientrati alla base.

Alla fine, col senno di poi, posso concludere che è stato un ottimo viaggio e che gli inconvenienti sono dopotutto i classici del turista faidate. Ho però intenzione di riorganizzare un nuovo tour di 15 giorni con itinerario simile ma, innanzitutto, in stagione migliore, tipo fine agosto, aggiungendo esperienze come la salita al monte Kinabalu, le tartarughe di Sandakan e un pernottamento in una longhouse con una bella escursione in kayak. Devo solo trovare dei buoni compagni di viaggio. Quindi, se vi va di immergervi nella natura al 100% fatemi un fischio !

(Per le foto più belle del viaggio vedi ‘Foto & Video’)

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