Budapest

30 Aprile / 04 Maggio 2014

(Per chi ha fretta di leggere tutto, veda direttamente i ‘tips’ in “Idee e Consigli”)

Dovevamo ancora partire per la Malesia che, prospettandosi la possibilità di ferie per uno dei ponti primaverili, abbiamo deciso di organizzare la visita ad una capitale. Come le ultime volte in cui abbiamo organizzato un weekend in Europa, la scelta è ricaduta sulla meta che aveva il volo low cost più economico: questa volta era Budapest, con un Volo WizzAir da Malpensa che ci è costato circa 100 € a testa senza bagaglio imbarcato e che, trattandosi del ponte del 1° Maggio, prenotato a Gennaio era in linea con altre tariffe Low Cost.

Avevo già visitato Budapest nel 2000, ed ero curiosa di vedere i cambiamenti avvenuti in 15 anni, oltre che studiare la destinazione più a fondo perché la vota precedente vi avevo trascorso solo 2 giorni e mezzo

Come alloggio mi sono affidata alla scelta di Kayak.com privilegiando la posizione piuttosto che la qualità: abbiamo prenotato una camera nel quartiere ebraico, comodissimo per raggiungere quasi tutte le zone del centro a piedi, presso l’affittacamere Claudia Rooms, allestito al 3° e 4° piano di un palazzone proprio dietro la Grande Sinagoga, per 20 € a notte a persona in solo pernottamento

(per la recensione dell’hotel vai alla sezione ‘Alberghi, B&B and co.’)

MERCOLEDI’ 30

Anche Stavolta notte in bianco. Partiamo da Mantova verso le 03.30, per essere al Green Parking di Malpensa (ormai siamo fidelizzati) alle 06.00 (4 giorni – 22.00 € scoperto). Avevamo solo uno zaino a testa perché, a differenza di altre compagnie low cost che chiedono il supplemento solo per imbarcare il bagaglio, mentre consentono come bagaglio a mano i trolley a patto che siano cabin fit, ossia che rispondano alle misure massime richieste, la Wizz Air ha simpaticamente inserito un supplemento anche per il bagaglio a mano che superi le dimensioni misere di una piccola sacca o uno zainetto. Dovendo stare in giro solo 4 giorni, sperando nel bel tempo, abbiamo preparato quindi uno zaino a testa (con mio grande disappunto visto che pochi mesi prima avevo acquistato un bel trolley cabin fit proprio per i voli low cost). Non sono rimasta particolarmente soddisfatta della Wizz Air: non tanto per il servizio (se dormi se non altro non ti svegliano per cercare di venderti un panino) o la puntualità, quanto per gli aeromobili che presentavano dei sedili di dimensioni davvero ridotte ( più di Ryanair!). Per un viaggio fino a Budapest che richiede 1h35, ci può stare, ma non è pensabile per voli più lunghi

Atterriamo alle 09.45 come schedulato. Avevo prenotato on line il transfer per il centro col servizio navetta ASM (www.airportshuttle.hu – pagato sul sito con carta di credito) che ti portava dritto fin davanti al tuo hotel (peccato che ci fossero 2 vie con lo stesso nome, una in centro e una fuori e io abbia pagato per quello più lontano: 11 € a testa contro i 5 € che dovevano essere, quindi occhio quando indicate il quartiere dove state !) All’arrivo non c’era nessuno ad aspettarci, abbiamo telefonato e ci anno detto di aspettare una mezz’oretta, che abbiamo sfruttato per fare 2 passi nel quartiere e cambiare un po’ di fiorini in banca. Una volta preso possesso della camera, verso le 11.30, ci lanciamo subito nel centro di Pest  per cominciare le nostre visite.

Come per Berlino, per avere una panoramicadella stoIMG_0620ria del paese, cominciamo dal Museo nazionale (1600 HUF = 5€ – 10/18 – chiuso il lunedì). E’ un edificio imponente in stile neoclassico. Era praticamente deserto, probabilmente in quanto nel piazzale antistante quella mattina stavano organizzando un evento che non ho capito se si trattasse di una commemorazione o una premiazione e che ci ha fatto trovare l’intera scalinata gremita di gente alla nostra uscita. Il museo ha alcuni elementi interessanti che permettono di inquadrare la storia del paese e i suoi diversi periodi caratterizzato da colonizzatori diversi: i magiari, gli ottomani, gli asburgo, i russi, ecc…. La sezione preistorica e romana era chiusa al pubblico, a parte i sotterranei in cui sono esposte lapidi risalenti a quel periodo, quindi si inizia dal periodo medievale. Di particolare interesse: un albero genealogico che permette di chiarire le idee sulla successione dei re magiari e di collocare storicamente sovrani come Santo Stefano, Bela IV, la figlia Margherita e Mattia Corvino. Qui si può vedere la copia dei gioielli della corona: lo scettro di cristallo, il globo e la corona dalla croce misteriosamente storta. Il tutto non ha richiesto più di un’oretta e mezza e, usciti di lì siamo rimasti nel quartiere per il pranzo affidandoci alla guida per la scelta che è ricaduta sul ristorante Kaltenberg del quale siamo rimasti molto soddisfatti

(per le recensioni dei ristoranti vedi la sezione ‘Cucina e Sapori’)

Nel pomeriggio abbiamo abbandonato l’aspettoIMG_0621 culturale per dedicarci a quello più folkloristico della città con la visita del mercato coperto (o Vasacsarnok): è una grande struttura in metallo con decori art deco (progettatta da Eiffel) su tre piani: al piano terra si trovano i banchi di gastronomia con i prodotti perfettamente impilati e simpatici vasetti con sottaceti che formavano faccine sorridenti, al primo piano invece si trovano i banchi dell’artigianato, con pizzi, merletti e, ovviamente, un buon numero di souvenir a basso costo per turisti. Il piano interrato invece ospita banchi del pesce e selvaggina. Dopo un po’ di foto ai locali indaffarati a fare la spesa, ci siamo spostati sul Danubio per dirigerci verso il cuore della città.

Era una bella giornata di sole e abbiamo perso qualcIMG_0630he minuto per godere del panorama dato dal Ponte della Libertà con il Monte Gellert alle sue spalle: un colpo d’occhio notevole. Abbiamo quindi proseguito sul lungofiume fino all’altezza del Ponte Erzebet, architettonicamente molto più moderno, e, dai qui, ci siamo addentrati per recuperare Vaci Utca la strada più famosa (e turistica) di tutto il centro storico.  Si tratta di una strada pedonale piena di negozi di souvenir e di catene di abbigliamento di stampo internazionale. Qua e là spunta ancora qualche night club che si anima la sera. La strada termina in Vorosmarty Ter (poeta locale del periodo romantico), dove ci siamo fermati per un dolce spuntino da Gerbeaud: una delle sale da the più antiche della città (aperto a metà ‘800) che occupa un intero edificio su uno dei lati della piazza. Non economico, ma da provare !

Verso le 17 abbiamo proseguito attraverso il quartiere fino alla Basilica di Santo Stefano (09/19 tutti i giorIMG_0633ani – Cupola: 10/17.30- 500 HUF = 1,60 €) Purtroppo  l’ingresso alla cupola era già chiuso, quindi ci siamo accontentati di visitare l’interno della chiesa. Si tratta di una bella basilica neoclassica che si contrappone alla cattedrale di Matyas a Buda, interamente gotica (un po’ come St Paul e Westminster a Londra). La cupola è uno degli edifici dominanti in tutti i panorami di Pest: è alta 96 metri (numero importante per gli ungheresi dato che nell’896 i magiari conquistarono la zona….anche la cupola del Parlamento è alta uguale). E’ dedicata al primo sovrano ungherese, Stefano, poi canonizzato per aver cristianizzato il suo popolo (la sua mano destra è conservata in una teca all’interno della basilica).

Da qui ci è stato possibile tornare in camera a piedi, passando attraverso Erzsebet Ter e Deàk Ferenc Ter, due belle piazze adiacenti una all’altra con un’area verde. In quei giorni erano allestite delle bancarelle di artigianato e gastronomia che proponevano street food locale dall’aspetto davvero appetitoso (una specie di piadina con carne, peperoni e cipolla…il gyro o fajita del posto), per 1€ ci siamo potuti gustare una limonata gigante con tanto di rondelle di limone galleggianti.

Quella sera abbiamo poi chiamato un taxi (al servizio taxi parlano tranquillamente inglese) per farci portare appena fuori dal centro presso il Club 202, dove suonava un gruppo di nostri amici italiani: niente cena, ma tanto divertimento

GIOVEDI’ 01

Non sapevo che il 1 Maggio fosse così caldamente festeggiato anche in Ungheria ! Dopo una rapida colazione in un fast food, abbiamo acquistato un pacchetto da 10 corse della metro (1500 HUF = 4,5 €) e ci siamo spostati sulla M1 fino ad Hosok Tere IMG_0647o Piazza degli Eroi. Al centro della piazza si erge un grandioso monumento che ricorda un’esedra e ospita le statue dei diversi sovrani da Santo Stefano al rivoluzionario Kossuth, leader nella guerra di indipendenza. Al centro un’alta colonna è sormontata dall’immagine dell’arcangelo Gabriele con in mano la corona ungherese (si capisce sempre dalla croce storta) e, ai suoi piedi, le statue dei re magiari che per primi conquistarono il paese. Di fronte alla colonna la lapide in onore del milite ignoto.

La piazza ospita 2 musei: il museo delle belle arti (10/17.30 – chiuso il lunedì) e il palazzo delle arti. Il primo ospita una bella collezione con opere provenienti da tutt’Europa tra cui diversi italiani come Raffaello, Vasari, Tintoretto, ecc.. L’avevo già visitata nel 2000 e questa volta abbiamo tralasciato perché la visita avrebbe richiesto troppo tempo.

Ci siamo invece diretti dietro la piazza all’interno del parco della città: il Varosliget. E’ un vero polmone verde, attraversato da sentieri asfaltati e intermezzato da laghetti. E’ qui che ho cominciato a rendermi conto che il 1 Maggio è una vera festa anche in Ungheria: in tutti i viali erano allestite bancarelle con ogni tipo IMG_0650di leccornia (se non avessi già fatto colazione, mi sarei fermata in tutte) e di fronte al castello Vajdahunyad c’era la banda che suonava. Il castello è una costruzione davvero originale: presenta elementi un po’ di tutte le architetture e sembra uno di quei palazzi finti che si trovano a Disneyland. Oggi ospita il museo dell’agricoltura, quindi è più interessante da vedere all’esterno che all’interno. Di fronte al suo ingresso si trova una statua un po’ inquietante detta dell’Anonimo:  una figura incappucciata che regge un grosso volume e una penna. Dovrebbe impersonare un’importante storico locale di sui appunto non si sa il nome.

Dopo la passeggiata nel parco, abbiamo ripreso la metro scendendo a metà di Andrassy Utca, una delle arterie princip14060ali di Pest per visitare il Museo del Terrore (10/18 – chiuso il lunedì – 2000 Huf = 6 €). Si tratta del vecchio quartier generale prima delle croci frecciate (versione ungherese  del regime nazista) e poi comunista nel periodo di dominio russo. E’ di sicuro una delle cose che ho apprezzato di più. Il percorso si snoda dall’ultimo piano del palazzo in fase discendente fino ai sotterranei in cui ci sono ancora le celle e gli spazi delle esecuzioni. Di sicuro impatto è l’ingresso: un carro armato russo troneggia dopo la biglietteria all’interno di una sala alta come tutto il palazzo dove le pareti sono interamente ricoperte da volti di coloro che sono stati ‘martirizzati’ da entrambi i regimi e che scorrono sotto gli occhi dei visitatori anche all’interno dell’ascensore trasparente che porta all’inizio del percorso all’ultimo piano. E’ un museo che ha più un impatto emozionale piuttosto che informativo, ma che probabilmente raggiunge il suo obiettivo nel mostrare le atrocità commesse dai due regimi.

Quel giorno avevamo prenotato la crociera sul Danubio, ma dato che era ancora presto, abbiamo deciso di arrivare sul fiumIMG_0659e a piedi. Questo ci ha permesso di passare di fronte all’Opera e di dare una sbirciatina al foyer che da solo dà un’idea della sontuosità dei suoi interni, nonché di salire sulla cupola di Santo Stefano per godere del panorama della città che, data la bella giornata, era davvero splendido. Sempre in occasione del 1 Maggio poi, una serie di aerei (alcuni pubblicitari, altri d’epoca) solcavano il cielo compiendo degli ‘8’ sul Danubio.

A ridosso del fiume poi ci siamo trovati immersi in un bagno di gente, tutti assiepati in attesa di una dimostrazione con auto di Formula 1 che avremmo poi visto anche noi dal battello correre su e giù dal Ponte Erzsebet. Questo ci ha creato un po’ di difficoltà nel trovare un posto dove mangiare un boccone e alla fine ci siamo rifugiati in una birreria un po’ triste in una laterale che sbucava poi in Vaci Utca.

Avevamo la prenotazione per il battello alle 14.00. Avevo prenotato da casa la Motonave Legenda da casa: tour di 2 ore e mezza con sosta all’isola Margherita per 3900 Huf a testa (12,59 € pagati in loco – www.legenda.hu). Ci siamo presentati all’imbarco col voucher. La Legenda è uno dei battelli più lussuosi che effettuano tour sul Danubio. Ci sono molte altre compagnie: per lo stesso giro alcune fanno pagare solo 8 €. Nel nostro biglietto era incluso un bicchiere di vino all’andata e un soft drink al ritorno. Il battello ha anche il soffitto a vetri risultando panoramico a 360°. Ogni sedile ha una cuffia in dotazione con la spiegazione dei monumenti affacciati sul fiume in diverse lingue tra cui l’italiano. Il battello si dirige prima verso il monte Gellert in modo da passare sotto il ponte della libertà. All’altezza dei bagni Gellert fa dietro front e si spinge fino all’isola Margherita. Il monumento che più si apprezza da questo punto di vista è senza dubbio il Parlamento. Una volta attraccato è possibile scendere per visita re l’isola e rientrare con uno dei battelli successivi (viene rilasciato un adesivo di riconoscimento ai clienti della motonave Legenda e una piantina dell’isola).

L’Isola Margherita è un’oasi verde in centro al DanubIMG_0691io. Nata come riserva di caccia reale, è chiamata così in onore della figlia di re Bela IV, poi fatta santa, che prese i voti e si rinchiuse nel convento che sorgeva sull’isola; divenne poi l’Harem del Sultanodurante il periodo di dominazione Ottomana. Oggi rimangono i resti del convento nonché una chiesa dedicata a San Michele. Si può vistare a piedi, in biciletta o in risciò. Noi abbiamo scelto quest’ultimo in memoria di quelli che usavamo sulla riviera adriatica quando eravamo bambini (tariffa oraria, per un’ora di noleggio 3000 Huf = 9,50 €). In un’ora si riesce a girarla tutta, arrivando fino alla punta meridionale dove sorge il monumento del centenario (eretto per i 100 anni di unificazione di Buda e di Pest). Sull’sola c’è anche un hotel, uno stabilimento termale e una serie di chioschetti di ristoro. La parte più bella da percorrere a piedi è il prato fiorito nei pressi della torre dell’acqua.

Rientrati poi a Pest, abbiamo attraversato il Ponte Erzsebet a piedi per una sosta ai bagni Rudas. Budapest è famosa per i suoi stabilimenti termali, un’usanza portata dai turchi, ma tutt’ora esistente…e tutt’ora esistenti sono le regole dei bagni: molti di loro sono ancora riservati solo agli uomini con l’eccezione di uno o due giorni a settimana per le donne. Anche i bagni Rudas seguono queste regole, ma per fortuna, trattandosi del 1° maggio, quindi festivo, era concesso un ingresso misto purchè col costume. Era possibile usufruire della piscina, del bagno turco o di entrambi. Noi abbiamo fatto il pacchetto per il bagno turco (3300 HUf = 10,50 € fino alle 20.00). Ci hanno dotati di braccialetto elettronico che, oltre a consentire l’accesso, fungeva da chiave per uno spogliatoio privato. Dall’esterno la parte dei bagni sembra un po’ decadente: una volta all’interno sono rimasta affascinata: al centro una vasca ottagonale con acqua calda sui 38° sormontata da una cupola su cui si aprivano tanti piccoli fori coperti da vetri multicolori, l’effetto sull’acqua era caleidoscopico. Ai 4 angoli altre 4 vasche con acqua a diverse temperature. 2 porte in stile arabo conducevano una ad un bagno di vapore (mio tempo max di resistenza: 30 secondi) con una doccia finlandese (quella col secchio di acqua gelata) all’esterno, l’altra ad una sauna a tappe: un corridoio piastrellato con motivi orientali e intervallato da porte di vetro permetteva di arrivare per gradi nell’ultima stanza dove la temperatura arrivava a 55° (no….io non ci sono arrivata). Il tutto è stato davvero rinfrancante.

Quella sera siamo rimasti nei pressi del nostro quartiere per cena per gustare il famoso pollo alla paprika…piatto tipico locale.

VENERDI’ 02

Oggi ci attendeva una giornata davvero piena di visite. IMG_0727Avevamo la visita del Parlamento prenotata per le 10.00 (www.jegymester.hu – 1.750 Huf = 5,60 € pagati sul sito con carta di credito).  Siamo quindi riusciti a fare una colazione come si deve in un bel bistrò nei pressi dell’hotel. Ci siamo spostati in metro fino al piazzale del parlamento con una mezz’ora di anticipo: è un edificio grandioso, completamente in stile neogtico, ricco di decorazioni dalla base alla punta della cupola. L’ingresso per le visite guidate avviene dal portone laterale. Avevamo prenotato la visita in italiano. Alla stessa ora ne partiva anche una in spagnolo e 2 guide si sono occupate di suddividere i gruppi. L’interno del palazzo è perfettamente simmetrico: ai visitatori viene mostrata un’ala fino alla sala della cupola al centro, in quanto l’ala gemella è identica in tutto e per tutto. Anche all’interno i decori neogotici non si fanno mancare (mi ha ricordato tantissimo l’interno del parlamento di Londra). Viene mostrata la Sala del Congresso, sontuosa, con architettura in legno scuro alternata a parti dorate e due dipinti raffiguranti Maria Teresa d’Austria la consegna della Bolla d’Oro. La magnifica sala della cupola ospita le statue di tutti i sovrani più importanti della storia del paese e al centro, protetta da 2 guardie che si scambiano di posto tra loro ogni 15 minuti, i gioielli della corona. Quest’ultima, appartenente a Santo Stefano, ha, come ho già detto, la croce piegata da un lato: il vero motivo non lo sa nessuno e numerose leggende vi sono nate intorno, ma questo particolare la rende senza dubbio inconfondibile.

Al termine della visita ci siamo spostati dall’altra parIMG_0738te del fiume. Buda era la nostra meta di oggi. Abbiamo attraversato a piedi il ponte Erszebet, soffermandoci un attimo ad ammirare la statua eretta in onore dell’Imperatrice Elisabetta d’Austria, molto amata dal popolo ungherese. Prima di salire al castello, abbiamo fatto visita al museo della medicina (10.30 – 17.30; 500 Huf = 1,60 €): si tratta di un grazioso piccolo museo allestito all’interno della casa di un medico, la cui tomba si trova nel giardino interno. E’ un piccolo excursus sulla storia della medicina, dagli egizi ai primi del ‘900 con tanto di ricostruzione di una farmacia di inizio secolo.

Da qui siamo poi saliti fino alla sommità del Varhégy (collina del castello) a piedi in quanto sul lungo fiume che portava fino alla funicolare c’erano dei lavori in corso. Volendo esiste anche un ascensore che dalla base del colle porta fino al piazzale antistante il palazzo. Questa parte è interessante soprattutto per quanto riguarda gli esterni: l’architettura barocca è stata voluta dagli Asburgo durante il periodo dell’Impero austro-ungarico, tant’è che di fronte all’ingresso principale si trova la statua equestre di Eugenio di Savoia, generale di Maria Teresa d’Austria che cacciò gli ottomani dalla città. Il palazzo oggi conserva 2 musei: la Galleria Nazionale Ungherese e il museo della città che però, avendo già visitato il museo nazionale, abbiamo scartato. Degna di notIMG_0740a nel cortile principale è la Fontana di Mattia, dedicata al sovrano Mattia Corvino, in veste di cacciatore, passatempo da lui prediletto; sulla destra si può notare la statua della contadina che la leggenda dice si innamorò del sovrano senza sapere chi fosse e che, una volta scoperto, morì di dolore per l’impossibilità di una relazione.

Pochi metri più in là si trova la chiesa di Mattia e il Bastione dei pescatori che avremmo visitato nel pomeriggio. Era ormai ora di pranzo e siamo scesi a piedi dal colle alla ricerca di un ristorante consigliato dalla guida che, purtroppo, era stato chiuso da poco. Ripariamo in un fast food e poi ci spostiamo nel quartiere di Vizivaros in metropolitana. Il quartiere si trova di fronte al Parlamento ed era un quartiere popolare abitato per lo più dal personale impiegato all’interno del castello. Il bello di questo piccolo quartiere sono le strette viuzze e le scale che portano in cima al colle. Siamo quindi risaliti fino a trovarci all’interno del bastione dei pescatori.

Acquistiamo il biglietto unico per visitare la catteIMG_0777drale e i bastioni (10 – 17 lun/sab; 1900 Huf = 06.00 €) ed iniziamo dalla prima dato che mancava un’ora alla chiusura. Il Matyas Templom è un capolavoro gotico ricco di meraviglie cromatiche. Già all’esterno si può notare come il tetto sia costituito da lucide tegole multicolori (che ricordavano il tetto del duomo di Vienna) dominate dal campanile e dal simbolo di re Mattia: un corvo con un anello nel becco (da qui corvino). Era la chiesa dell’incoronazione dei sovrani fino agli Asburgo (si salvò dalla dominazione turca perché il suo aspetto piaceva al sultano e divenne quindi una moschea). Il suo interno è completamente dipinto e le pareti fanno a gara con le vetrate multicolori in quanto a vivacità.

Molto più sobrio come colori, ma dall’architettura quasIMG_0785i eclettica, l’antistante Bastione dei Pescatori (chiamato così dalla corporazione omonima che ne difendeva il quartiere): camminamenti e torrette permettono al visitatore di godere del panorama di Pest e del Danubio attraverso archi e finestre. Non si tratta di un monumento d’epoca: il suo reale scopo era quello di essere un punto panoramico e risale ai primi del ‘900. Una parte del Bastione è occupata da un ristorante / caffè di lusso.

Stava per piovere, ma fortunatamente avevamo previsto per quell’ora una visita alle vecchie cantine del monastero: qui bisogna spiegare che a fianco della chiesa di Mattia, dove un tempo esisteva un convento di monaci, oggi si trova l’Hotel Hilton, che è però stato edificato mantenendo i resti del precedente edificio: ecco quindi che la caffetteria dell’hotel si affaccia sulla navata della vecchia chiesa e , scendendo le scale si può ancora ammirare una parte del chiostro. Completamente intatta poi è rimasta la cantina, col soffitto a volta e i muri in mattoni che davano una vera idea dell’edificio medievale che doveva esserci prima. Avevamo prenotato una visita con degustazione (Faust Wine Cellar –  www.gbwine.eu – 4900 Huf = 15,60 € ) Abbiamo scelto lo short tasting che includeva 5 vini + pagnottine al formaggio. Ogni vino ci era presentato e ci veniva descritta la regione di provenienza. Ovviamente lo consiglio agli appassionati, ma è stato oltre che gustoso, davvero interessante !

La giornata non era ancora finita. Siamo scesi con laIMG_0797 funicolare storica, il Siklo: si trova a pochi passi dal palazzo ed è davvero antica. Le cabine sono ancora in legno e nello salire o scendere si può ammirare uno splendido panorama. Per tornare a Pest abbiamo poi attraversato il Ponte delle Catene, tra tutti, quello più famoso della Citta e il più antico che collegava le due città prima dell’unificazione.

Abbiamo concluso la giornata con un Mistery Tour (www.touristangel.hu – 13.00 € pagati in euro) Eravamo solo noi due, ma, anziché annullare la visita, la guida ha deciso di fare un prezzo speciale e portarci comunque in giro. La guida, Adam Botta, era un soggetto un po’ strano che ha cercato per tutto il tempo di dare spiegazioni in italiano, in modo un po’ agghiacciante, nonostante gli avessimo detto che preferivamo l’inglese (che sapeva parlare decisamente meglio). Questo ha dilungato un po’ il tour, ma non nego di aver ricevuto comunque informazioni interessanti sia storiche (ad es. i massacri dei turchi durante l’occupazione) che folkloristiche (la detenzione del conte Vlad Darcul nelle prigioni del castello di Buda).

Alle 22.30 non c’era più un ristorante aperto (anche perché la maggior parte dei ristoranti a Budapest accettano clienti solo fino ad un’ora prima della chiusura) quindi abbiamo ripiegato sull’Hard Rock Café che tanto chiudeva alle 02.00

SABATO 03

Avevo previsto per l’ultimo giorno un escursione fuori città per visitare la Puszta, ovvero la prateria ungherese. Mi sono affidata alla compagnia Cityrama (www.cityrama.hu), prenotando il tour da casa. Il tour Full day è costato 63.00 € a persona inclusivo di trasporto con pick up dal proprio hotel, guida multilingue, e pranzo con bevande. Abbiamo saldato in loco e, in questo caso, accettavano anche gli euro.

Via mail mi avevano detto che ad una certa ora del mattino sarebbero venuti a prenderci direttamente in hotel e così è stato.  Si trattava di una navetta che ci ha portato fino a Roosvelt Tér, dove siamo saliti sul pullmino ufficiale del tour. Era un gruppo internazionale di 12 persone: olandesi, svizzeri, rumeni e italiani. La guida, una simpatica signora, classicamente ex insegnante in pensione, parlava correntemente inglese, francese e tedesco. Durante tutto il viaggio di andata ha intrattenuto i passeggeri con aneddoti e spiegazioni di vario genere, rigorosamente tradotte in tutte e tre le lingue.

La prima tappa prevista dal tour era presso il paesino di Kecskemet. Il nome significa città della capra o IMG_0812qualcosa di simile (che compare anche sul suo stemma). I monumenti degni di nota non sono molti: in primis il municipio, intonacato di rosa e in stile art nuveau…un po’ estremizzato. C’è anche un altro edificio con la facciata liberty (il Cifrapalota) che sfoggia dei bei decori floreali in ceramica. La cittadina è famosa per ospitare un’importante scuola di musica intitolata a Zoltan Kodaly, musicista locale che introdusse un nuovo metodo didattico. Dopo una breve passeggiata con la guida abbiamo fatto colazione in una pasticceria nella piazza principale che sembrava una bomboniera ed aveva in mostra dolci davvero gustosi: il Fodor CuKraszda.

Riprendiamo il tour e arriviamo alla fattoria pocoIMG_0827 prima di mezzogiorno. Veniamo accolti dai tipici butteri in costume locale che ci offrono pagnotte al formaggio e palinka (tipica grappa locale aromatizzata in gusti diversi che noi berremmo come digestivo, mentre qui la prendono come aperitivo). La fattoria, Varga Tanya, è una delle più conosciute per ospitare gruppi e può accogliere fino a 300 persone contemporaneamente circa. E’ una struttura caratteristica dove, sotto il tetto di paglia di una vasta veranda, si trovavano una trentina di tavolate già apparecchiate. Prima di metterci a tavola però, saliamo su un calesse che ci porta a dieci minuti di distanza attraverso la prateria: in lontananza era possibile scorgere mandrie di tipiche mucche al pascolo dalle corna impressionantemente grandi. La guida ci dice che qui è possibile anche prendere in affitto delle casette per una settimana o più: un buon modo per rendersi irraggiungibili al resto del mondo ! La passeggiata in carrozza terminava presso un’altra fattoria dove era possibile visitare l’interno di un’abitazione rurale (ok, per chi ha visto la casa di campagna della nIMG_0847onna…nulla di originale), acquistare prodotti tipici, e osservare gli animali da cortile locali che, no, non sono come da noi, dato che loro hanno i maiali pelosi (si tratta della razza mangalitsa che sfoggia un mantello ricciuto simile a quello di una pecora).

Una volta rientrati alla fattoria principale ci hanno fatto accomodare di fronte ad un ampio spiazzo sabbioso, su panche allestite ad anfiteatro. Abbiamo quindi assistito ad un’oretta di spettacolo organizzato dai csikosok , ovvero i butteri locali: dalle dimostrazioni in carrozza con cavalli e pony a vere acrobazie a cavallo. La loro particolarità è l’uso di una frusta fatta schioccare in modo da simulare uno sparo: in questo modo i cavalli si abituavano al suono ed era più facile condurli in battaglia (v. video nella sezione ‘Foto e Video’). Dopo aver mostrato la loro abilità nell’addomesticare gli animali (li facevano sedere e sdraiare a loro piacimento) hanno fatto entrare nell’arena una mandria di quei bovini enormi che avevamo già scorto in precedenza: la Hungarian Steppe somiglIMG_0882ia parecchio alla nostra razza maremmana, dal mantello grigio e dalle corna immense. Lo spettacolo veniva chiuso da un buttero che percorreva qualche giro di pista alla guida di 10 cavalli al galoppo stando in piedi sulla groppa di due di essi. Turistico? Decisamente sì. Tipico ? Pure… per lo meno per quanto abbia girato, è un aspetto folkloristico che ho trovato solo qui.

Finito lo spettacolo ci hanno finalmente scortato a pranzo insieme ad altri 3 gruppi di italiani e francesi che hanno fatto baldoria dall’inizio alla fine. Ovviamente non poteva mancare il trio tzigano che ha accompagnato il pranzo con melodie locali. Un ultimo giro di palinka alla fine di tutto e poi siamo rientrati in città arrivando verso le 16.30.

Ci hanno lasciato nei pressi dell’hotel e, avendo ancora un po’ di tempo, ed avendo dormicchiato sul bus, abbiamo deciso di concederci una merenda presso il famoso Hotel New York.IMG_0894 Per chi l’avesse visto, come me, 15 anni fa, raccomando di tornarci dato che al tempo la facciata era completamente annerita da smog e fuliggine (ma non grigina…proprio nera !): oggi, forse anche perché è venuto a far parte della catena Boscolo Hotels, la facciata è bianco candido. Seppur pulita comunque l’esterno non eguaglierà mai la sala interna: poltrone in velluto rosso, specchi alle pareti e sui tavoli e lampadari che si moltiplicano in mille riflessi. Il servizio è curato in modo spaventoso e i dolci sono semplicemente una meraviglia. Oltre ad essere molto bello esteticamente, bisogna ricordare che è stato uno dei primi caffè aperti a fine ‘800 a Budapest ed era ritrovo di scrittori e letterati.

Il tempo volgeva al brutto quindi siamo rientrati in camera e, dopo aver contattato Imre, il simpatico tassista della prima sera, per prenotarlo per il transfer in aeroporto alle 04.00 del mattino dopo, ci siamo limitati ad andare a cena nel ristorante di fronte alla guest house che, per altro, era consigliato dalla guida.

E’ una delle poche città che ho visto 2 volte, ma se una Londra o una Parigi, a distanza di anni, non sono cambiate più di tanto, qui, mi è sembrato di visitare un posto nuovo, date le innovazioni arrivate, finalmente, anche in questa parte dell’Europa. Quindi, tutto sommato, è stato come effettuare un viaggio in una città a me sconosciuta. Davvero una bella sorpresa.

(Per le foto più belle del viaggio vedi ‘Foto & Video’)

One Response to “Budapest”

  1. Sappa ha detto:

    Lovely Place 😉

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